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02.01.2018

Da Brescia una frenata sul nuovo depuratore

Sopralluogo al collettore nel punto dove è stato danneggiato dalla chiatta affondata
Sopralluogo al collettore nel punto dove è stato danneggiato dalla chiatta affondata

Valerio Morabito Il maxi depuratore del Garda arriverà fuori tempo massimo per il fiume Chiese, che si trova nel bresciano, soffocato dagli scarichi dei Comuni non ancora collettati. Il Comitato dei sindaci del Basso Chiese interviene nella discussione sul finanziamento del nuovo collettore del lago con una ricerca e nel tentativo di bloccare la maxi opera da 220 milioni di euro destinata a depurare le sponde veronesi e bresciane del lago. Nella mobilitazione contro l’impianto i sindaci di Visano, Remedello e Acquafredda hanno trovato l’appoggio dei colleghi mantovani di Canneto, Asola e Casalmoro. Va ricordato che il mega collettore del Garda è destinato a trattare i reflui fognari dei paesi rivieraschi di Veronam di Brescia e anche di parte della Bassa. Oggi l’impianto del comprensorio si trova a Peschiera, dove le acque nere del territorio bresciano vengono convogliate dalla condotta sublacuale Maderno - Torri. Con la nuova maxi opera, i reflui fognari dei Comuni delle due sponde del lago saranno invece trattati con impianti di depurazione separati, così sarà possibile eliminare le tubature sommerse. Per quanto riguarda l’area del bresiano, solo Sirmione e Desenzano rimarranno collegati a Peschiera. Il terminale bresciano di trattamento delle fognature sarà infatti proprio a Visano: a questo scopo verrà riconvertito il depuratore per reflui zootecnici dismesso. IL DOSSIER, CHE SMONTA scientificamente il clima di euforia con cui sono stati accolti anche il recente sblocco dei finanziamenti e l’accordo di programma a Roma, considerati passaggi fondamentali per l’avvio della progettazione del nuovo collettore, affronta anche quella che può essere considerata una beffa: i cittadini dei tre paesi bresciani sul piede di guerra pagano in bolletta anche un fantomatico canone di depurazione nonostante le fognature finiscano direttamente nei corsi d’acqua senza essere filtrate. I tre paesi rientrano infatti tra i 63 Comuni bresciani sotto infrazione che rischiano una sanzione da 62,69 milioni, a cui va aggiunta una multa di circa 347 mila euro per ogni giorno di ritardo nell’adeguamento della depurazione. A preoccupare gli amministratori di quel territorio sono tuttavia i problemi di natura igienico - sanitari legati alla mancanza di collettore. «Le acque reflue non trattate», si legge nella relazione finale dello studio, «possono essere contaminate da batteri e virus nocivi e contengono nutrienti come l’azoto e il fosforo che possono favorire la crescita eccessiva di alghe che soffocano altre forme di vita». Quando e se il mega depuratore del Garda entrasse in funzione a regime - si stima non prima del 2025 - il Chiese, scrivono, sarà già definitivamente compromesso. E se anche il fiume a quell’epoca dovesse dare ancora flebili segni di vita a devastare l’ecosistema ci penserà - paradossalmente -, l’attivazione del collettore comprensoriale a Visano. «L’aumento di portata del fiume dove saranno scaricate le acque ripulite dal depuratore può essere una criticità in termini di sicurezza», viene spiegato nel dossier, «mentre la diluizione garantita dalle acque del Chiese non è sufficiente e presenta una criticità di tipo ecologico». I sindaci del Comitato insistono: «Non deve essere la Bassa a pagare in termini ambientali l’onere del depuratore del Garda. Bisogna rivedere il progetto optando per un micro impianto a misura dei tre Comuni che può essere realizzato velocemente e con uno sforzo economico limitato». Ma l’Ato ha già deciso: nel piano delle opere programmate per il triennio 2018-2021 non è stato inserito il mini depuratore di Visano, Remedello e Acquafredda, pronti a mobilitarsi. •

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