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20.01.2019

Ciclovia del Garda,
il progetto ora
è in fase di stallo

La ciclovia del Garda
La ciclovia del Garda

Pianificazione unitaria e condivisa tra le tre regioni e le comunità gardesane, attenzione agli aspetti ambientali, separazione necessaria dei ciclisti dai pedoni. Con un obiettivo finale: ridurre le auto e alleggerire il traffico che d’estate ingolfa la Gardesana. Sono le richieste che il «Coordinamento per la mobilità sostenibile del lago di Garda» avanza per la realizzazione della Ciclovia del Garda, l’anello di oltre 140 chilometri pensato per collegare in continuità i 19 comuni gardesani (di cui otto veronesi) affacciati sul lago.

Per realizzarla nell’agosto 2017 fu sottoscritto un protocollo d’intesa tra le Regioni Veneto e Lombardia, la Provincia autonoma di Trento (individuata come capofila) e i ministeri delle Infrastrutture, dei Beni culturali e del turismo. A distanza di tempo, però, le soluzioni progettuali non sono ancora chiare e nel frattempo molti Comuni stanno procedendo in autonomia – e con soluzioni contestate soprattutto nel basso lago – nella progettazione di tratti di ciclopedonali sulla costa. Data la complessità del territorio, il nodo è dove far passare la ciclovia: se lungo il lago oppure a fianco della Gardesana (nel basso lago) o a mezza costa sul versante del Baldo nell’alto lago. «Non ci sono ancora orientamenti precisi e non ho visto documenti progettuali», ha osservato Marco Passigato, ingegnere esperto di progettazione della ciclabilità, docente all’Università di Verona e consigliere nazionale di Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta). «Sarà una ciclabile molto affollata», ha proseguito ricordando gli oltre 24 milioni di presenze turistiche registrate negli ultimi anni sul Garda, «per questo dovrà essere più larga dei requisiti minimi».

Per Paolo Ciresa, esperto di diritto amministrativo, l’aspetto più problematico è la promiscuità tra ciclisti e pedoni: «Nel protocollo d’intesa si dice che il ciclismo sportivo non sarà praticabile in alta stagione e questo per l’alta intensità di pedoni. Rischiamo di avere un anello ciclabile di alta qualità ma non percorribile dai ciclisti per la maggior parte dell’anno». 

Katia Ferraro
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