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09.02.2018

Recupero inerti, frena la richiesta di impianto

L’area dove verrà trasferita la ditta Parolini e dove protrebbe sorgere l’impianto di frantumazione
L’area dove verrà trasferita la ditta Parolini e dove protrebbe sorgere l’impianto di frantumazione

Katia Ferraro Accantonato, ma lontano dall’essere stralciato. È lo status del progetto per la realizzazione di un impianto di recupero rifiuti inerti non pericolosi a Sandrà, presentato a fine 2016 dalla ditta castelnovese Parolini Giannantonio Spa alla Provincia per ottenere l’autorizzazione. A distanza di un anno, segnato dalle proteste di molti residenti della zona vicina a località Silani, la ditta ha comunicato la volontà di ritirare la pratica al Settore ambiente della Provincia dove era in corso l’istruttoria per la Valutazione d’impatto ambientale (Via). Il titolare fa riferimento ai «motivi ostativi» sollevati dalla commissione tecnica il 6 novembre scorso. Tra quelli elencati ci sono i pareri negativi e conseguenti prescrizioni sulla viabilità della zona, e questi sembrano essere stati determinanti anche perché condivisi dal Comune di Castelnuovo. I due enti hanno imposto che l’accesso al futuro impianto sia autonomo rispetto alla viabilità esistente per non aggravare con l’andirivieni di camion il traffico su via Crosara, strada sterrata al servizio di campagne e case. «La realizzazione di una strada autonoma risulta indispensabile per l’avvio dell’ impianto», hanno scritto i tecnici provinciali bocciando l’idea dell’impresa di usare provvisoriamente via Crosara, allargandola, in attesa di realizzare una via legata alla lottizzazione artigianale-industriale che occuperà l’area di 60mila metri quadrati di proprietà dell’azienda. Area delimitata a nord da via Silani, a ovest da via Crosara e a sud dalla ciclopedonale delle «Fontanelle del Saletto». Da anni nella parte più a sud è previsto lo spostamento della Parolini Giannantonio Spa, che ha già sede a Sandrà: trasloco concordato con il Comune per liberare il centro della frazione dai camion e inserito in un accordo pubblico-privato del 2007. La metà nord dell’area sarà pure industriale, ma una volta realizzate le opere (capannoni, parcheggi, viabilità) l’intenzione è di metterla in vendita. L’impianto di recupero inerti è stato invece proposto poco più di un anno fa. «L’idea non è accantonata», dicono i titolari dell’azienda, «abbiamo prodotto le integrazioni richieste, il progetto va bene. Lo abbiamo messo nel cassetto in attesa di presentare al Comune il piano urbanistico attuativo della lottizzazione industriale, che prevede una viabilità dedicata a servizio anche dell’ impianto. Quindi lo ripresenteremo in Provincia». Nessun dietrofront, e ai cittadini preoccupati per l’impatto che avrà l’attività: «Possiamo capire che a priori possa dar fastidio, la realtà è che con le tecnologie odierne non farà polvere né rumore», puntualizzano i titolari. Il sindaco Giovanni Peretti, a cui sono state rivolte critiche sul modo con cui l’ amministrazione ha trattato la questione, conferma che la zonizzazione acustica dell’area in classe 5 (prevalentemente industriali) non verrà ridotta. «È necessaria per trasferire l’azienda», spiega, « la modifica è stata fatta per questo e non per l’impianto di recupero inerti, di cui siamo venuti a conoscenza dopo». Sulla delibera di aumento della classe acustica è pendente il ricorso straordinario al presidente della Repubblica presentato dal comitato di cittadini. Precisa Peretti: «Non possiamo modificare la classe acustica perché il nostro obiettivo rimane lo spostamento dell’azienda». •

Katia Ferraro
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