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24.11.2018

Parcheggi di Gardaland, 1-0 per il Comune

I parcheggi di Gardaland al centro del contenzioso FOTO AMATO
I parcheggi di Gardaland al centro del contenzioso FOTO AMATO

Su oltre due terzi dei suoi parcheggi attrezzati Gardaland ha esercitato ed esercita uno «sfruttamento commerciale senza titolo» essendo quelle aree «vincolate all’uso pubblico». Lo scrivono i magistrati del Tar del Veneto nella sentenza con cui hanno respinto il ricorso presentato da Gardaland Srl contro il Comune di Castelnuovo del Garda per ottenere l’annullamento del provvedimento con cui, nel marzo 2015, ha intimato al parco divertimenti «l’immediato rilascio» alla disponibilità pubblica di 113.709 metri quadrati su un totale di 157.956 attrezzati a parcheggio (i rimanenti 44.247, scrive il Tar, sono legittimamente utilizzati come parcheggi ad uso privato). Gardaland aveva presentato ricorso poche settimane dopo l’atto notificatogli nel 2015: dopo tre anni e mezzo di udienze e rinvii, il tribunale amministrativo ha dato ragione al Comune, difeso dagli avvocati Maurizio e Antonio Sartori, condannando Gardaland alla rifusione delle spese di giudizio quantificate in 5mila euro. Negli strumenti urbanistici del Comune queste aree sono definite «parcheggi in parco» di proprietà privata ma «con vincolo di uso pubblico». Si aprono ora due strade: o il loro utilizzo diventa a tutti gli effetti libero oppure Gardaland dovrà riconoscere al Comune una quota degli introiti milionari ricavati ogni anno dai parcheggi (la sosta giornaliera per le auto è di 5 euro). Alla luce della sentenza, in entrambi i casi al Comune andrebbe riconosciuta una cospicua somma a titolo di risarcimento per tutti gli anni, fino al limite della prescrizione, in cui Gardaland ha percepito in modo illegittimo le tariffe sfruttando commercialmente i parcheggi. Per il sindaco Giovanni Peretti la strada da seguire è la seconda e garantirebbe un notevole introito nelle casse comunali, non ancora quantificato ma di certo di centinaia di migliaia di euro annui. «Dalla nostra parte», spiega Peretti, «c’è una sentenza che ci mette nella condizione di sederci al tavolo con Gardaland perché ci sia un riconoscimento per il futuro attraverso una convenzione che stabilisca la compensazione annua per il Comune. Dopodiché valuteremo anche il pregresso, senza voler fare battaglie contro una realtà importantissima del territorio». L’occasione è buona anche per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «Qualche consigliere di minoranza mi ha etichettato come debole con i forti e forte con i deboli», prosegue il sindaco, «ma è stata la mia amministrazione a voler andare avanti». La ricognizione sulla destinazione d’uso dei parcheggi del parco fu avviata nel 2007 durante il primo mandato del sindaco Maurizio Bernardi nel corso delle pratiche edilizie per la realizzazione di Gardaland Sea Life Aquarium e dei relativi parcheggi. Ci si rese conto che buona parte dei parcheggi realizzati dal parco non erano considerati come standard urbanistici, ovvero aree da adibire ad uso pubblico in relazione agli insediamenti concessi. LA DECISIONE DEL TAR è motivo di soddisfazione anche per l’ex assessore all’Urbanistica Fausto Scappini, che avviò il lungo iter di ricognizione: «Sono sempre stato convinto di quello che facevo, il Tar ha confermato che Gardaland non può più gestire autonomamente e a uso commerciale quelle aree», commenta. «Ora la sentenza dovrà essere applicata al più presto possibile». Considerando la posta in gioco milionaria è probabile che Gardaland si appelli al Consiglio di Stato e che in attesa dell’ulteriore sentenza chieda la sospensiva del provvedimento di primo grado. «Se il Consiglio di Stato negasse la sospensiva procederemo per avere ciò che spetta al Comune», dice Peretti. Tra i sette motivi del ricorso al Tar, tutti respinti, Gardaland aveva sostenuto di aver versato nelle casse del Comune, nel 1996, un contributo spontaneo di 660 milioni di lire (circa 340mila euro) per definire in forma amichevole la compensazione economica per la realizzazione dei parcheggi. Tesi smontata dal Tar, che citando gli atti comunali dell’epoca ha dimostrato come la somma fosse stata versata «a titolo risarcitorio» per i disagi subiti dalla popolazione «in termini di intasamento di tutte le vie di comunicazione, con conseguente traffico caotico per l’intero periodo estivo, in coincidenza con il funzionamento del parco». •

Katia Ferraro
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