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10.01.2018

Muffy e Lorenzo la pet therapy tra i più piccoli

Lorenzo Fois con Muffy davanti ai piccoli della materna XI Aprile 1848   FOTO PECORAI bambin fanno amincizia con Muffy
Lorenzo Fois con Muffy davanti ai piccoli della materna XI Aprile 1848 FOTO PECORAI bambin fanno amincizia con Muffy

Katia Ferraro A cosa serve la coda al cane? «A scodinzolare», risponde una bambina, salvo ricredersi con l’esperimento di stare in piedi su una gamba sola. «Ecco, la coda a Muffy serve a farle mantenere l’equilibrio, soprattutto quando corre e deve affrontare le curve», le fa notare Lorenzo Fois. Lorenzo è di Peschiera, ha 27 anni e fa l’educatore cinofilo da quattro, attività a cui fin da subito ha affiancato la pet therapy. Davanti a lui una ventina di bambini dai tre ai sei anni, la prima delle quattro classi che incontra oggi assieme a Muffy alla scuola dell’infanzia XI Aprile 1848 di Castelnuovo del Garda. Con le altre quattro classi lavora una seconda mattina, coinvolgendo duecento bambini a settimana. La materna di Castelnuovo è la prima della zona ad aver introdotto tutto l’anno nel programma l’attività assistita con gli animali. In questo caso con Muffy, simpatica femmina di Breton di tre anni e mezzo. In queste prime settimane ogni gruppo ha realizzato una cuccia dove Muffy può andare quando è stanca e i bambini hanno imparato che in quei minuti va rispettata la sua voglia di fare una pausa. Ciò che si fa nella mezz’ora di permanenza in ciascuna classe è solo in parte stabilito: le attività sono indirizzate dagli stessi bambini, dalle loro domande e curiosità. Si ripassa il modo corretto per approcciare un cane, una delle prime cose imparate durante queste lezioni. I bambini l’hanno capito bene, anche disegnandolo, e lo ripetono: bisogna far annusare la propria mano per farsi conoscere e riconoscere, senza accarezzargli subito la testa perché questo è percepito come un gesto di prepotenza che può generare un comportamento difensivo. Poi si imparano i cibi che fanno male ai cani e li si conosce partendo dall’osservazione dei loro comportamenti. Nell’aula c’è una bambina che all’inizio se ne sta in disparte, poi affascinata dalla docilità di Muffy si avvicina sedendosi dietro agli altri. Lei, spiega la maestra, aveva il terrore dei cani e grazie a questo progetto lo sta vincendo. Le attività proposte sono varie: manuali, per creare dei giochi per Muffy, e relazionali per imparare il rispetto e l’interazione con la cagnolina e con i compagni, perché la presenza del cane aiuta anche i bambini più timidi a socializzare. «Con gli animali si aprono di più», osserva la presidente della scuola Marina Leoni, «da tre anni abbiamo introdotto il progetto, ma questo è il primo con una durata così estesa. I bambini sono entusiasti e anche i genitori». Durante il lavoro Muffy indossa una pettorina con scritto «pet therapy». «Per lei è come una divisa, quando la porta cambia atteggiamento e si predispone al servizio», spiega Lorenzo, che lavora in una équipe multidisciplinare che definisce i progetti. Percorsi analoghi, ma più limitati nel tempo, sono partiti nelle materne di Cavalcaselle, Piovezzano, Rivoli, Montecchia di Crosara, Roverè e in alcune primarie. Lorenzo porta poi la pet therapy nelle case di riposo, negli ospedali e in interventi assistiti individuali. «Hai a che fare con la vita delle persone, lavori anche con bambini ammalati e con anziani e capita di dover attraversare il dolore della perdita», confida, «ma sai che nel tuo piccolo hai fatto qualcosa di bello per loro». •

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