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23.12.2018

«Leoncino bianco, ora giochi in cielo»

La piccola bara bianca entra in chiesa accompagnata da mamma Alina e papà Marco FOTO PECORA
La piccola bara bianca entra in chiesa accompagnata da mamma Alina e papà Marco FOTO PECORA

Il piccolo guerriero, il «leoncino bianco», gioca ora nei prati del cielo con gli altri bambini. È la forza della fede l'unico conforto che don Daniele Cottini, parroco del duomo di Villafranca, ha indicato a Marco e Alina Zorzi, papà e mamma di Leonardo, il bimbo di sette mesi che se ne è andato tre giorni fa vinto da una malattia rara, incurabile, che colpisce soltanto un bimbo su 50mila. Riservati, riuniti agli affetti più cari, dediti fino all'ultimo al loro «maggiolino», Marco e Alina hanno scortato fino al duomo, ieri pomeriggio, la piccola bara bianca, dello stesso colore dei paramenti in chiesa «simbolo di purezza e di aspettativa di vita, ma anche di fiducia nel Signore della vita», ha spiegato don Daniele. Nel celebrare il funerale, il parroco ha ricordato come sia difficile dare risposte davanti a un dolore simile e ha scelto l'episodio del Vangelo secondo Marco in cui Cristo muore, nella sofferenza, ma poi rinasce a nuova vita. «La parola del Signore è l'unica che può risuonare in un momento di mestizia come questo. Ora è solo dolore, affrontato da Marco e Alina nel riserbo perché per due genitori perdere un figlio è un peso insopportabile e, finché non si attenua, vivere diventa un sopravviversi. Senza un figlio sembra non esserci motivo di vita. Preghiamo perché Dio rimetta in sesto i cuori che oggi sono a pezzi». Leonardo, vispo e vivace, è venuto al mondo portando tanta gioia, è cresciuto, ha iniziato a balbettare, a sorridere. Ma cinque mesi fa ha iniziato una battaglia che ha affrontato con forza: «Leonardo è stato un piccolo guerriero, sempre sorridente, anche ai medici che venivano a visitarlo. È stato un grande lottatore e voi grandi nel lottare con lui». A nulla sono valse le premurose cure dell'ospedale di Borgo Trento in cui era ricoverato. A nulla le preghiere. La malattia ha vinto Leonardo. «La vita è drammatica», ha continuato don Daniele. «Il piccolo è stato colpito da una sindrome che coglie uno su 50mila, ma per voi Leonardo è tutto, non uno su 50mila. Tutto è squarciato dalla morte, il senso di dolore e solitudine di Cristo sulla croce è in voi, ma il Signore piange con voi». Il parroco ha ricordato il grande dono che Leonardo ha fatto alla mamma e al papà nel renderli genitori per sempre. «Il Signore lo strapperà alla morte», ha poi concluso, «per metterlo a correre in Paradiso. Per farlo giocare con gli altri bambini nei prati del cielo. Qui abbiamo il suo corpicino, ma la sua anima è risorta e la preghiamo di portare consolazione ai genitori, di lottare ancora per riaccendere il cuore della mamma e del papà». Leonardo ha portato tanta gioia, tanto amore più forte della morte, come hanno ricordato i genitori in una lettera letta durante la cerimonia: «Eri bello, sereno, felice. I tuoi sorrisi riempivano il cuore. Eri pieno di vita e lasci nella disperazione quanti ti amavano. Non abbiamo più lacrime, non abbiamo risposte. Da lassù prendici per mano e sostienici in questo cammino di dolore. Un giorno saremo di nuovo tutti insieme e saremo ripagati per le nostre lacrime. Ciao piccolo angelo, amore nostro, tanto voluto e desiderato, sei il nostro sogno più grande che si è avverato. Ci siamo innamorati di te dal primo giorno in cui abbiamo saputo che saresti arrivato, hai fatto gioire ogni cellula del nostro corpo. Ora è un dolore straziante e insopportabile, ma siamo orgogliosi, hai combattuto da leone grande, hai fatto una battaglia da grande». Poi la promessa, prima di terminare la cerimonia e di dirigersi in corteo al cimitero di Villafranca per l’ultimo saluto: «Quando l'oceano di dolore e di burrasca si quieterà, racconteremo la storia del nostro leoncino bianco. Sei il nostro tutto, ti vogliamo bene, mamma e papà». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Maria Vittoria Adami
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