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14.11.2017

Il comitato no Tav
prepara nuovi ricorsi

Treno ad alta velocità
Treno ad alta velocità

«Fermare l’opera è ancora possibile, ma bisogna mettere da parte la rassegnazione», scandiscono i relatori del Coordinamento no Tav nell’incontro organizzato a Castelnuovo del Garda. Dove, pur in una sala gremita, i cittadini di Castelnuovo erano pochi. Presente padre Giovanni Di Maria, rettore del Santuario della Madonna del Frassino di Peschiera, davanti al quale i supertreni sfrecceranno in galleria. Padre Giovanni è netto: «È un progetto per l’interesse di pochi contro il bene comune di tanti. Sono disgustato da un modo di fare che va contro ogni logica umana e naturale, bisogna farsi sentire». Il rettore riferisce che al santuario si sono presentati tecnici incaricati da Cepav due (general contractor) per effettuare rilievi topografici sulle zone interessate alla tratta. «Li ho invitati ad andarsene», dice, in linea con quanto consigliato dai referenti no Tav.

Da metà ottobre Cepav due ha avviato i rilievi, ma l’avviso è arrivato solo ai Comuni di Verona, Peschiera, Castelnuovo, Sona, Sommacampagna, Desenzano, Pozzolengo, Lonato, Calcinato e Mazzano, non ai cittadini che dovrebbero essere espropriati. «Nessuno è autorizzato a entrare nelle vostre proprietà senza consenso», spiega rivolta al pubblico l’attivista Alessandra Zanini, «alcuni espropriandi hanno ricevuto una raccomandata in cui Cepav due propone un incontro, ma non è attiva alcuna procedura di esproprio, quindi non siete tenuti a rispondere. Non firmate accordi». Durante la serata viene ricordata la lettera di diffida inviata ai sindaci della tratta per richiamarli alla loro responsabilità anche come garanti della salute dei cittadini, nel timore che l’opera provochi danni all’ambiente. Nella lettera è citato il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, organo consultivo dello Stato che lo scorso dicembre ha evidenziato criticità e carenze progettuali.

Sul fronte legale interviene l’avvocato Fausto Scappini: «La battaglia non è finita», dice ricordando la bocciatura del ricorso al Tar e l’appello al Consiglio di Stato, dove l’udienza è fissata per febbraio. A bruciare è il fatto che in primo grado il tribunale non si sia espresso nel merito, ma abbia rigettato ritenendo i proponenti non legittimati a presentarlo. L’ulteriore mossa sarà fatta nei prossimi giorni con la presentazione di un esposto alla Corte dei conti «per segnalare le criticità del progetto dal punto di vista contabile». La delibera con cui a luglio il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha approvato il progetto definitivo della Brescia-Verona è ancora al vaglio prima di essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. «Anche se venisse pubblicata», dice Scappini, «presenteremo un nuovo ricorso al Tar del Lazio impugnando la delibera». «Quello che viene chiamato progetto definitivo non lo è», sottolinea un altro esponente no Tav, «non si sa come si uscirà da Brescia e si entrerà a Verona, mentre i costi (3,5 miliardi di euro, ndr) aumenteranno». Silvana Salardi, ex consigliera comunale di Castelnuovo, ricorda le criticità sul territorio, in primis la galleria che passerà sotto il colle San Lorenzo, dove si trovano due chiesette storiche. Manlio Bompieri, attivista di Peschiera, ha studiato gli orari sull’attuale ferrovia: «Con la Tav da Milano a Brescia le Frecce Rosse da Milano a Verona impiegheranno poco meno di un’ora, velocità media 150 km orari, la stessa che si ha sulla rete dell’alta velocità Milano - Torino, senza ulteriori lavori sulla Brescia-Verona».K.F.

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