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martedì, 20 novembre 2018

«Ferdinando risolveva sempre tutti i problemi»

Una fase delle esequie laiche di Ferdinando Emanuelli morto a 58 anni celebratesi ieri a Castelnuovo FOTOSERVIZIOAMATODon Ivano Cinquetti ha ricordato brevemente la figura di Emanuelli

Il feretro davanti alla porta del Municipio e sopra, vicino a una composizione di limoni e anthurium, una fascia tricolore, quella che Ferdinando Emanuelli indossò dal 1995 al 2014 durante i suoi due mandati come sindaco di Castelnuovo del Garda. Ieri mattina in piazza degli Alpini decine e decine di persone hanno sfidato il caldo per portare l’ultimo saluto all’ex sindaco, mancato domenica all’età di 58 anni: parenti, amici, rappresentanti dell’attuale amministrazione e di quelle passate, ma soprattutto tanti cittadini. Nella cornice di esequie laiche non sono mancate le parole e i gesti di conforto cristiani. Il parroco don Ivano Cinquetti ha benedetto la salma e condotto i presenti prima in un breve corteo dall’abitazione di Emanuelli alla piazza e poi nella preghiera di «ringraziamento a Dio anche in questo momento di dolore e distacco, per aver donato Ferdinando alla sua famiglia, a questo paese, e per ciò che è stato». L’attuale sindaco Giovanni Peretti ha ricordato l’esperienza vissuta assieme da ragazzi come scrutatori ai seggi elettorali e poi la prima corsa alle amministrative, nel 1995, come rivali. «Mai è mancato il rispetto reciproco, seppur non condividendo sempre le attività della sua amministrazione», ha sottolineato Peretti, esprimendo vicinanza alla famiglia da parte di tutta l’amministrazione. Tra i presenti anche operatori, volontari e alcuni ospiti disabili del centro di accoglienza La Nostra Casa di San Benedetto di Lugana, dove lavora la moglie di Emanuelli, Francesca Farenzena. A due donne che hanno condiviso con lui una grande amicizia oltre che l’intera esperienza amministrativa il compito di accompagnare il commiato a parole e con la musica. «Ferdinando è stato una guida sicura, decisa, poco incline alla diplomazia e ai manierismi ma sempre coerente», ha detto Cinzia Zaglio a nome degli amministratori che lo hanno affiancato durante i due mandati, «era capace di far emergere il potenziale umano e politico dei suoi collaboratori più stretti, quelli di sua fiducia. La più bella eredità che ci lascia è la capacità di trovare la soluzione ad ogni problema». Marilinda Berto, direttrice dell’Accademia musicale Giovanni e Sergio Martinelli, ha parlato attraverso la musica, suonando con il sax soprano due brani: uno di sua composizione, «La Rose de la vie», e l’intermezzo della Cavalleria Rusticana di Mascagni. «Mi ha abituata all’indipendenza, mi ha aiutata a diventare quella che oggi sono», ha sussurrato visibilmente commossa al termine della cerimonia. •