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20.12.2018

«Brenda era triste e piangeva al telefono»

Maria Aparecida Soares, detta Brenda
Maria Aparecida Soares, detta Brenda

«Negli ultimi mesi prima di scomparire Brenda veniva spesso a casa mia perché Andrea la lasciava sola. Mi diceva che si sentiva una donna di servizio, che per lui avere la casa pulita e ordinata era la cosa più importante. Però era innamoratissima». A parlare è Adriana, un’amica di Brenda, come si faceva chiamare Maria Aparecida Soares, la donna brasiliana di 52 anni scomparsa la notte tra il 18 e il 19 luglio da Camalavicina di Castelnuovo del Garda, dove viveva con il compagno Andrea Felicetti. Con sé Brenda non ha portato nulla: né documenti, né soldi, né cellulare. Adriana è una delle ultime persone ad averla sentita il 18 luglio. «Era dopo pranzo, io ero a Stoccarda da mia nipote. Mi ha chiesto com’era la Germania, se era facile trovare lavoro, se mia nipote poteva darle un appoggio dove stare. Penso fosse disperata, voleva scappare ma non sapeva come». Quel giorno, secondo la ricostruzione fornita da Felicetti a «Chi l’ha visto?», Brenda lo aveva raggiunto all’ora di pranzo sul posto di lavoro a Verona in treno o in autobus (due le versioni fornite dall’uomo) per chiedergli le chiavi della macchina. Avrebbe fatto delle commissioni in città per poi andare a prenderlo alle 18 e tornare insieme a casa. Sarebbero andati a dormire presto, ma separati come avveniva da qualche tempo: lui in camera, lei sul divano. Il giorno dopo Brenda non c’era più. Adriana racconta anche che Brenda da qualche tempo non era più la stessa: «Sembrava spenta, tesa. Brenda, invece, è sempre stata forte, allegra. Non era più lei» Verso le 19 del 18 luglio Brenda ha chiamato un’altra amica, Georgiana, cui ha chiesto di ospitarla. «Ci eravamo già sentite alla mattina verso le dieci quando stavo andando al parco acquatico Cavour (a Valeggio sul Mincio, ndr) e lei era a Verona ad aspettare che il gommista finisse il lavoro alla macchina. Abbiamo chiacchierato un po’», racconta Georgiana. Già verso le dieci, quindi, Brenda avrebbe avuto la macchina del compagno. «Verso le 19 mi ha richiamata per chiedermi se la ospitavo», riprende l’amica, «le ho detto di sì, ma che non riuscivo ad andare a prenderla perché ero in autostrada per tornare a Roncà. L’ultimo saluto è stato così: mi ha detto che mi avrebbe fatto sapere ma non l’ho più sentita. È stata una telefonata veloce: non mi ha detto perché voleva venire da me, se mi avesse fatto capire che aveva paura di qualcosa sarei tornata indietro, invece era tranquilla». Il giorno dopo la scomparsa, fa sapere Georgiana, è stato Felicetti a chiamarla per sapere se Brenda era da lei o da qualche altra amica. Era stata la prima volta che Brenda le aveva chiesto ospitalità, mentre lo aveva già fatto con altre amiche. «Un giorno, era maggio, mi ha chiesto di venire a casa mia perché non poteva più stare con lui, poi ha detto che litigavano e Brenda era convinta che lui avesse altre donne», racconta Lucy. «Dovevo andare a prenderla, lei aveva già le valigie pronte, ma dopo mezz’ora mi ha richiamata dicendomi che avevano fatto pace». La stessa dinamica si era ripetuta tre giorni dopo. «Brenda era triste, mi diceva sempre che non stava bene e quando mi chiamava piangeva», prosegue Lucy. Brenda e il compagno controllavano gli spostamenti reciproci attraverso smartphone e tablet. Le amiche riferiscono una stranezza: capitava con una certa frequenza che Brenda bloccasse i loro contatti su Facebook e anche sul telefono, impedendo loro di chiamarla. Dicono che lo aveva fatto anche con la figlia Gabriela, che ha 18 anni e vive con il padre a Soave. «Una volta le ho chiesto perché mi aveva bloccata, ma Brenda ha negato di averlo fatto», racconta Lucy. Tutte le amiche dicono che Brenda andava d’accordo con l’ex marito Ignazio, che l’aiutava economicamente e quei soldi Brenda li usava anche per aiutare il compagno. «Una volta», riferisce un’amica, «è venuta a trovarmi e ho ascoltato una telefonata con Andrea: lui le ha detto che i soldi non erano ancora arrivati e lei ha risposto che Ignazio non aveva ancora fatto il versamento». Le sue amiche non si arrendono. Non credono all’allontanamento spontaneo, sia perché Brenda non ha portato nulla con sé, sia perché non avrebbe lasciato passare tutto questo tempo senza chiamare nessuno, nemmeno la figlia. Sul caso sta indagando la procura di Verona, che ha aperto un fascicolo senza nessun indagato. Solo nelle ultime settimane la procura ha incaricato un consulente informatico per analizzare i contenuti del cellulare e del tablet della donna. Dopo le manifestazioni in piazza a Verona, Milano e Venezia per chiedere che non si abbassi l’attenzione sul caso e si proseguano le indagini, il gruppo di amiche sta costituendo un comitato e organizzando un evento a Camalavicina per sabato 12 gennaio». •

Katia Ferraro
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