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mercoledì, 14 novembre 2018

E don Armani inventò la macchina del marmo

Vasco Senatore Gondola, lo studioso che ha ricostruito la storiaGli effetti creati dalla bocciardatura, tecnica progettata da don Giuseppe Armani nel 1873

Dalle falde del Baldo agli ampi orizzonti del Sudamerica, aperti con la sua mente. Profondamente religioso - quando morì nel 1910 indossava il cilicio -, pastore di anime prima in Italia e poi all’estero, inventò la macchina per la bocciardatura che favorì lo sviluppo della economia legata alla lavorazione del marmo. Inoltre, imbarcatosi nel 1888 per il Brasile, diede vita, a Mogi Quacu, alla prima fabbrica di laterizi simili a quelli di Porcino, chiamando familiari e conterranei che trasse dalla povertà garantendo loro un lavoro, come lo diede a molta gente di là che ancora oggi lo «venera». Fu un prete davvero lungimirante don Giuseppe Armani (1835-1910), come dimostrò già prima di ideare quella macchina rivoluzionaria. Nato a Vilmezzano di Caprino da una famiglia di contadini e divenuto parroco di Ferrara di Monte Baldo nel 1863, fu lui a cogliere al volo la necessità di ristrutturare la chiesa «che allora era niente più che una cappellina in precarie condizioni di stabilità», ricorda lo storico di Caprino Vasco Senatore Gondola, autore di Ferrara e la sua chiesa (novembre 1990). «Nel 1865», precisa infatti «riuscì a far accettare all’ amministrazione il progetto di ampliamento redatto da don Angelo Gottardi, architetto con all’attivo una settantina di costruzioni di notevole livello artistico». Fu facendo un’indagine sul rifacimento della chiesa, intitolata alla patrona Santa Caterina di Alessandria, che Gondola si avvicinò a questo personaggio montebaldino. «La sua figura mi incuriosì. Così andai alla biblioteca del Seminario vescovile di Verona dove, tra l’altro, scoprii che era stato uno studente modello, eccellente in tutte le materie». La sua ecletticità si manifestò in più occasioni perché sempre sapeva avvicinarsi al mondo intorno con interesse e permeabilità. «Vivendo a Caprino ben conosceva le attività che vi si svolgevano, come quella secolare della lavorazione del marmo a Lubiara». Come per facilitare il duro impegno a mano che essa implica, il sacerdote progetto di una macchina per bocciardare il marmo, ossia lavorare elementi lapidei creando una superficie leggermente corrugata, piena di buchetti che possono aver diverse dimensioni, che conferisce al materiale un aspetto naturale ma anche molto elegante, una tecnica oggi utilizzabile su ogni tipo di materiale lapideo. «Strumenti principe per la lavorazione manuale della pietra, di ieri e di oggi, sono la mazzuola e vari tipi di scalpelli e, nei laboratori, bocciardatrici elettriche fisse». La loro esistenza si deve a don Armani. Elaborò il progetto di una macchina presente all’ Accademia di Agricoltura scienze e lettere di Verona, che, sulla base del disegno, parrebbe funzionasse non a energia elettrica ma con un ingegnoso sistema di trasmissione di energia meccanica, una macchina semovente su due binari», spiega Gondola, «che, mentre si muove, mette in azione tre batterie di appuntiti scalpelli che colpiscono il blocco di marmo sul carrello rendendone la superficie picchiettata e non più sdrucciolevole». Il suo progetto, datato 19 giugno 1873, sostenuto con sussidio della Camera del commercio di Verona, ebbe un lungo cammino: «Quell’ anno don Armani chiese, senza però ottenerlo, di essere ammesso alla Esposizione di Vienna. Nel 1874 lo inviò alla Accademia di Agricoltura scienze e lettere di Verona e elaborò una relazione per presentare al pubblico la macchina all’ esposizione di Verona nel 1876. Nel 1878 partecipò alla Esposizione universale di Parigi. Come riporta un articolo sull’Arena di Verona», evidenzia lo storico, «“alla macchina di Armani pel lavoro di pietre dure attivata in Caprino venne conferita la prima medaglia d’oro per la finitezza di diversi lavori in marmo esposti”». Così quelle bocciardatrici si fecero strada. «Come risulta sempre dall’Arena le macchine sono vendibili a 3.000-4.500 lire e “producono venduti a Milano, ma mancano sussidi economici che potrebbero lanciare meglio il prodotto”». Intanto a Caprino don Armani è in società con un caprinese per poterla produrre. Nel 1873, però, cambia orizzonti e diventa parroco di Oppeano dove mantiene l’interesse per le bocciardatrici. Nel 1888 parte per il Brasile lasciando in eredità questa sua «creatura» che fu poi impiegata da varie imprese locali. Don Giuseppe Armani morì nel Paese sudamericano nel 1910. •