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19.02.2016

Sala slot nel mirino del sindaco
«Fuori regola, non può aprire»

La nuova sala slot prossima ad aprire sulla Gardesana tra Cisano e Bardolino FOTO AMATO
La nuova sala slot prossima ad aprire sulla Gardesana tra Cisano e Bardolino FOTO AMATO

A Bardolino, uno dei primi comuni veronesi a emettere provvedimenti per limitare il diffondersi della ludopatia, potrebbe aprire un locale interamente dedicato al gioco d’azzardo, autorizzato a ospitare sia slot machine sia video lotterie telematiche con vincite fino a 600mila euro.

Da settimane ci sono lavori in corso in alcuni locali lungo la strada gardesana tra il capoluogo e Cisano, vicino alla farmacia e alla fermata dell’autobus in piazzale Aldo Moro. E da qualche giorno, visti gli inequivocabili cartelli pubblicitari, la destinazione dei locali appare più che chiara.

Un colpo basso per l’amministrazione comunale di Ivan De Beni, che lo scorso ottobre ha deliberato alcune integrazioni al regolamento di polizia urbana per istituire una fascia di protezione di 500 metri in linea d’aria da luoghi catalogati come sensibili (scuole, impianti sportivi, centri giovanili, luoghi di culto, parchi pubblici, caserme, cliniche, edifici pubblici e musei). Inoltre, ha emesso un’ordinanza che limita gli orari di apertura delle attività di gioco d’azzardo e di messa in funzione delle slot all’interno di bar, tabaccherie, edicole e altre attività commerciali. Recentemente è stata presa da esempio anche all’interno della Conferenza dei sindaci dell’Ulss 22, come modello per tutti i comuni che si stanno attivando in egual senso.

In ogni caso, l’autorizzazione all’apertura delle sale per il gioco d’azzardo arriva direttamente dalla questura. Salvo però regolamenti e prescrizioni a livello comunale che a Bardolino, appunto, sono in vigore. A questi il sindaco si è subito appellato, spedendo gli agenti della polizia locale a verificare le distanze della sala da gioco in allestimento.

Stando al regolamento, la prossimità evidente con la fermata del bus e della farmacia non conta. Eppure anche di farmacia si era parlato, in consiglio comunale, durante la discussione sulle integrazioni da inserire.

La parola al sindaco De Beni, che commenta solo con un laconico: «Stranamente la farmacia non è stata inserita». Comunque troppo vicino, secondo le verifiche dei vigili, ci sono i luoghi di culto.

«A meno di 500 metri si trovano varie chiese, tra cui la parrocchiale di San Nicolò, e anche il ricreatorio della parrocchia frequentato da adolescenti e giovani», spiega De Beni. «Per questo abbiamo spedito tramite raccomanda una comunicazione ai gestori dell’attività, avvertendoli che non possono aprire. La manderemo in questi giorni, tramite il messo comunale, perché siano tempestivamente avvisati».

Il Comune, infine, alla luce dei suoi controlli, ha spedito alla questura la richiesta di revocare l’autorizzazione di apertura. De Beni è risoluto: «Sono fuori regola: se aprono, un’ora dopo hanno già chiuso». Avverte: «Non ci fermeremo». Poi invoca il dialogo: «Sono in municipio tutti i giorni e invito a venirmi a trovare i proprietari o i gestori di questi locali in allestimento. Insieme possiamo trovare il modo di convertirli ad altra destinazione commerciale. Chi investe denaro a Bardolino e apre nuove attività è sempre benvenuto. Al gioco d’azzardo, però, siamo fermamente contrari come amministrazione e abbiamo dalla nostra parte la comunità bardolinese. Siamo uniti nel voler arginare il più possibile una malattia che è pure una piaga sociale».

L’allarme è stato lanciato dal Centro dipendenze dell’Ulss 22 di Bussolengo, insieme alla necessità di porre un freno al fenomeno a livello territoriale: chi soffre di ludopatia in poco tempo dilapida stipendio o pensione, entra in una spirale di debiti, trascina nel baratro della dipendenza familiari e amici, diventa talvolta vittima degli usurai. E purtroppo sono in crescita anche i minori, tra chi «si ammala di gioco».

«Siamo determinati ad andare fino in fondo, perseguendo anche le vie legali fino alla Cassazione, se servirà», conclude De Beni. «Spero però che potremo risolvere in altro modo».

Camilla Madinelli
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