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16.01.2019

In duemila per l’ultimo saluto a Luana

Aldo Brancher con i figli e i parenti, mentre si fanno forza l’un l’altro FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORA
Aldo Brancher con i figli e i parenti, mentre si fanno forza l’un l’altro FOTOSERVIZIO DI LUIGI PECORA

Tanti, tantissimi fiori, soprattutto rose bianche e gerbere dello stesso colore. Tanta, tantissima gente, addolorata e commossa per la perdita di una madre, una moglie, un’amica. La chiesa di Bardolino ha accolto una folla immensa per il funerale di Luana Maniezzo, 54 anni, moglie dell’onorevole Aldo Brancher, già sottosegretario e ministro nei governi Berlusconi. Circa duemila persone hanno partecipato alla cerimonia funebre e condiviso il dolore della perdita con il marito settantacinquenne, le figlie ventenni Chiara e Alessandra e il figlio Andrea di 15 anni, i genitori Bruno e Annamaria, il fratello Luca, i nipoti. Ma, nonostante questa moltitudine (i volontari della Croce Rossa sono anche intervenuti in chiesa per un malore), l’atmosfera è stata intima, raccolta, profonda, nel ricordo soprattutto di una mamma. Come sarebbe piaciuto a Luana, che si è spenta in casa, vicino ai familiari e seguita dagli infermieri dell’Amo Baldo Garda. «Voleva vincere, voleva superare il male, per amore dei suoi figli, di suo marito, dei suoi genitori e di tutti i suoi cari. Per amore ha lottato, ma era cosciente della sua fragilità», rivela monsignor Giovanni Ottaviani, che ha concelebrato insieme a padre Simone degli Stimmatini, insegnante di Andrea al liceo Alle Stimate di Verona. L’omelia di don Ottaviani è stata incentrata sull’intreccio tra le verità di fede e una parte del contenuto delle conversazioni intercorse tra lui e Luana dal giugno 2015 fino al 25 dicembre 2018. Conversazioni avvenute tramite messaggi e telefonate, oltre che personali, durante il periodo della malattia. Riflessioni sulla morte e sull’amore, sulla preghiera, sulla maternità, sulla fede, sull’aldilà. Numerosi nei banchi della chiesa gli adolescenti e i giovani, amici e amiche di quelli che lei chiamava affettuosamente «i miei ragazzi», nonché i compagni di classe di Andrea. Proprio ai suoi ragazzi, da madre tenera e affettuosa qual era, Luana ha affidato l’ultimo pensiero. «Mi ha detto “Don Giovanni, quando non ci sarò più ti raccomando i miei ragazzi, guardali». Desidero assolvere a questo compito sia perché una grande mamma me lo ha espresso chiaramente, sia perché fa parte del mio ministero e del mio essere pastore in mezzo a voi», rivela, visibilmente commosso, monsignor Ottaviani. «Dono a voi il mio tempo, la mia amicizia, la mia esperienza di fede». Parole toccanti come l’Ave Maria di Schubert eseguita al violino da un compagno di Andrea, al termine della messa. Oltre ai giovani, numerosi anche gli amministratori dei Comuni del Garda e dell’entroterra, imprenditori, politici e senatori veronesi che si sono stretti nell’abbraccio al collega di partito o amico Aldo Brancher, dal sindaco di Bardolino Ivan De Beni ai primi cittadini di Lazise Luca Sebastiano, di Garda Davide Bendinelli e di Rivoli Armando Luchesa, assessori come Paolo Formaggioni di Brenzone e Daniele Polato di Verona, il consigliere regionale Tiziano Zigiotto e il senatore di Forza Italia Massimo Ferro, il presidente di Confcommercio Verona Paolo Arena, il direttore generale di Atv Stefano Zaninelli, il già presidente di Gardaland Enrico Ghinato. C’erano anche quattro membri della segreteria e dello staff di Brancher a Roma, quando lui era al governo, amici di Luana di Rovigo, sua città d’origine, e vigili del fuoco dell’associazione nazionale colleghi del papà. •

Camilla Madinelli
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