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16.02.2018

Vuoto elettorale

Tabelloni elettorali vuoti: è così in tutti i paesi
Tabelloni elettorali vuoti: è così in tutti i paesi

Le elezioni politiche sono diventate un problema per i Comuni. In previsione del voto del 4 marzo, sta infatti diventando una grana l’applicazione delle disposizioni di legge relative alla propaganda elettorale. Norme che risalgono al 1956 - tempi in cui nemmeno ci si sognava che la campagna volta ad accaparrarsi il voto dei cittadini potesse svolgersi principalmente in tv e sui social network, come accade oggi - ma che ancora prevedono per le amministrazioni locali l’obbligo di garantire spazi per l’affissione dei manifesti di forze politiche e candidati. Un’imposizione che si traduce nella posa di quei tabelloni metallici che già da settimane sono presenti lungo le strade e nelle piazze ma che, nonostante manchino meno di venti giorni alle elezioni, continuano ad essere praticamente vuoti. Tabelloni che per i Comuni comunque costituiscono un costo. RITARDI E RINCORSE. La causa, almeno formale, dello scarso utilizzo delle bacheche elettorali è sicuramente legata al fatto che la Corte d’Appello di Venezia ha effettuato il sorteggio relativo all’ordine di apparizione di partiti e coalizioni nelle schede e sugli spazi per i manifesti solo venerdì scorso. Questo passaggio è avvenuto così avanti nel tempo a causa di ricorsi ed errori e ad esso è poi seguito un inevitabile allungamento dei tempi per quanto riguarda gli adempimenti a carico dei Comuni, i quali si sono trovati ad attuare una vera e propria rincorsa. «Abbiamo dovuto cambiare il normale modo di agire per cercare di accorciare il più possibile i tempi», affermano i responsabili degli uffici elettorali. Mentre i sindaci raccontano di come, a causa del proliferare dei simboli e di regole che sono particolarmente ingarbugliate, si sono trovati a dover garantire, non senza difficoltà, decine e decine di metri di tabelloni. I COSTI. Che il garantire la possibilità di effettuare la campagna elettorale anche con i manifesti sia una spesa è, ed era, pacifico. D’altronde si tratta di costi che sono legati all’esercizio della democrazia. La novità di questa tornata di voto è che per mettere a disposizione di tutti superfici da coprire con i poster politici è necessario realizzare sforzi inaspettati. A Legnago, ad esempio, questo significa spendere più di 16mila euro. Soldi che dovranno essere pagati a una ditta specializzata per il montaggio di ben 16 gruppi di tabelloni sparsi sul territorio comunale. Gruppi che devono, ognuno, garantire superfici espositive per circa 60 metri lineari. E tutto sommato al Comune di Legnago non è andata così male. Le strutture di metallo, infatti, già le aveva tutte nei propri magazzini. Un fatto che non è certo generale. Ad esempio a Sorgà, che è grande meno di un ottavo di Legnago, l’amministrazione ha dovuto comprare una parte dei piedistalli, perché non ne aveva a sufficienza per posizionarli nei quattro centri che compongono il Comune. «Ci tocca spendere circa diecimila euro - ottomila per le strutture e duemila per gli ancoraggi - senza sapere se e come lo Stato, a cui toccherebbe farlo, ci rimborserà», dice il sindaco Mario Sgrenzarolli. Mentre qualche suo collega racconta di telefonate incrociate fra sindaci che chiedevano in prestito tabelloni e di azioni volte a recuperare anche quelli che non venivano più usati da molti anni, perché erano considerati vetusti. In ogni caso, anche se nessuno degli uffici interpellati al momento fornisce cifre precise, anche il posizionare le bacheche in maniera sicura sul territorio significa affrontare degli esborsi. «Noi abbiamo 15 aree di esposizione, ad allestire e smontare le quali sono i nostri operai», spiegano all’ufficio elettorale di Villafranca. Mentre una situazione analoga, relativa a otto spazi dedicati alla campagna, raccontano di averla avviata anche a San Giovanni Lupatoto. Finora tutti questi sforzi sono risultati vani. Resta da capire, ma questo lo si scoprirà a breve, se, considerato il mutare delle abitudini, ancora ha un senso ripeterli ad ogni elezione. •

Luca Fiorin
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