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20.04.2017

Tartarughe killer pronte al trasloco

Alcuni esemplari delle tartarughe che vivono nel fossato attorno al castello di Zevio FOTO AMATO
Alcuni esemplari delle tartarughe che vivono nel fossato attorno al castello di Zevio FOTO AMATO

Il Comune di Zevio mobilita la protezione civile Medio Adige per catturare e trasferire all'oasi «Le risorgive» di Castel D'Azzano le 400-500 tartarughe che affollano la Peschiera.

L'equilibrio del fossato intorno al castello-municipio è stato stravolto dai rettili «corazzati» originari del Sud America, gettati nel fossato da chi incautamente li ha comprati in piccole dimensioni, ignorando che possono vivere anche una trentina d'anni e raggiungere dimensioni di 30 centimetri. Ma l'alto numero di esemplari «scaricati» in Peschiera associato alla loro famelicità, hanno fatto guadagnare alle tartarughe l'appellativo di «killer» di tutto ciò che capita a loro tiro.

Divorano pesci, uova e piccoli di cigno, di anatre e oche che da sempre vivono all'ombra del maniero. Così da tempo il Comune studia come mettere a punto una strategia volta a tutelare l'equilibrio ambientale della Peschiera e, contemporaneamente, a spostare in un luogo idoneo le testuggini. La soluzione è uscita da un incontro tra il vicesindaco Giampietro Penazzo, Roberto Favia e Antonio Perbellini, presidente e vicepresidente del Medio Adige, Fabrizio Croci di Verdeblù, associazione che si occupa di recuperare fauna selvatica in difficoltà, e Ampelio Cangalli, geologo della EXplogeo di Cerea, ditta che ha già avviato il biorisanamento delle acque del fossato che circonda il castello.

La protezione civile userà due metodi per catturare le testuggini: trappole autocostruite con cassoni per la frutta, bilance impiegate nella pesca, provviste di reti capaci di reggere il peso dei rettili se presi in numero considerevole. In entrambi i casi, faranno da esca interiora di animali.

Le testuggini sono animali abitudinari e mangione al punto da perdere il controllo della situazione in presenza di cibo. Per rendere più celeri i tempi delle catture l'esperto di Verdeblù, Croci, ha consigliato di ridurre al minimo i punti di somministrazione delle esche, concentrandoli nelle vicinanze di passerelle dove i rettili abitualmente stazionano per prendere il sole. Poi di dar loro da mangiare giornalmente nelle ore più calde, quando le tartarughe sono più attive, attuando però le catture con cadenza settimanale, per evitare l'abituale diffidenza delle testuggini verso ciò che può destare sospetti. Nell'oasi Le risorgive, poi, i rettili troveranno rifugio per tutta la loro vita, senza poter fuggire in ambienti dagli equilibri facilmente alterabili.

Il geologo Cangalli ha aggiunto che Explogeo ha già avviato il biorisanamento della Peschiera, immettendo nelle acque piuttosto stagnanti del fossato un primo quantitativo di «pastiglioni» bioattivatori a base di batteri in grado di riportare nella norma l'eccesso di sostanza organica prodotta dalle deiezioni di pesci, tartarughe e pennuti, che ha determinato un ambiante acquatico asfittico e puzzolente quando, in estate, le temperature sono più calde. I batteri, in sostanza, mineralizzano la sostanza organica, la fanno precipitare sul fondo della Peschiera e così s'interrompe il ciclo vizioso che alimenta gli odori molesti. L'intervento biorisanate, che costa 12.078 euro iva compresa, è previsto per 24 settimane, con ulteriori sei interventi di mantenimento a partire dall'aprile del 2018.

Intanto Comune e Protezione civile stanno preparando la prima mossa: l’apposizione intorno al castello di avvisi che ricordino come l'abbandono di animali, soprattutto se esotici come le tartarughe acquistate nei negozi, sia un reato che viene punito dal Codice penale. P.T.

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