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29.12.2017

Ricoveri in emergenza e 118, Legnago non è scelta obbligata

L’elicottero del 118 Verona Emergenza
L’elicottero del 118 Verona Emergenza

In paese l’avvento dell’Ulss 9 Scaligera era stato salutato come la rottura del cordone ombelicale con l’ospedale Mater Salutis di Legnago, in caso di ricovero con ambulanza o elicottero. L’ospedale della Bassa è unanimemente ritenuto troppo lontano da Zevio (circa 35 chilometri) rispetto alle strutture di Verona, a 17 chilometri, oppure al Fracastoro di San Bonifacio (a 19 chilometri), tutti centri che fino all’unificazione rientravano nell’Ulss 20 di Verona. Con il Mater Salutis, oltretutto, i collegamenti offerti dai mezzi di trasporto pubblici non sono soddisfacenti. Ma, questa era la preoccupazione un anno fa, anche con l’avvento dell’Ulss 9 Scaligera unica per tutto il territorio, la destinazione dei ricoveri in urgenza ed emergenza sarebbe rimasta Legnago. «Non è così», smentisce il responsabile del Servizio d’emergenza e urgenza medica 118 della provincia di Verona Alberto Schonsberg, il quale infatti asserisce che le statistiche sui ricoveri parlano chiaro. «Già all’ attivazione dell’ Ulss9 ho sollecitato il direttore generale Pietro Girardi, che ha acconsentito, affinché chi ha necessità di essere ricoverato venga portato all’ospedale più vicino ed efficace per la cura della patologia in atto», dice il responsabile del 118. «Può essere che qualche paziente sia stato portato a Legnago», sottolinea Schonsberg, «ma non è certo la generalità». Il direttore del Suem 118 sottolinea che proprio su preciso orientamento normativo la persona soccorsa viene trasportata nella struttura più adeguata, seguendo il sistema organizzativo delle alte specialità sulle reti cliniche integrate, denominato Hub&spoke. Tale sistema prevede la concentrazione della casistica più complessa in pochi centri fortemente integrati tra loro. Ciò vale principalmente per le patologie tempo dipendenti, quelle cioè più gravi e che necessitato di cure urgenti, tipo l’infarto miocardico acuto, l’ictus, il cosiddetto trauma maggiore o politrauma. In quest’ultimo caso il paziente evidenzia più lesioni a organi diversi con compromissione delle funzioni vitali. Il sistema organizzativo punta a curare al meglio le patologie di queste ultime categorie. Così per la rete trauma il centro a più alta specializzazione della provincia di Verona è il Polo Confortini di Borgo Trento, dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata. Gli ospedali di Bussolengo, Negrar, Peschiera, Legnago e San Bonifacio sono invece considerati Centri traumi di zona. La Rete Ima (Infarto miocardico acuto) include sempre il Polo Confortini e poi gli ospedali di Legnago, Sacro Cuore di Negrar e Peschiera. San Bonifacio in questo caso è escluso perché ha sì la cardiologia ma non l’emodinamica per la rivascolarizzaione del paziente. Agli ospedali di Borgo Trento, Legnago, Negrar e Peschiera fanno capo infine anche i ricoveri con Ictus. I pazienti con altre patologie vengono trasportati negli ospedali secondo le disposizioni del 118 volte a evitare ingolfamenti. «In questo quadro», conclude il dottor Schonsberg, «ciò che conta per gli utenti è ricevere il trattamento sanitario più adeguato, a prescindere dai 10 chilometri in più o in meno di lontananza da casa. Se qualcuno di Zevio non è stato ricoverato in Borgo Trento ma a Legnago, è perché probabilmente a Verona non c’era posto». E con ciò la polemica è chiusa. • P.T.

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