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19.01.2018

«Prematuro dire che c’è un omicida tra noi a scuola»

Paola Uboldi, dirigente dell'Istituto comprensivo
Paola Uboldi, dirigente dell'Istituto comprensivo

«È prematuro affermare che i nostri alunni frequentano la scuola assieme a un coetaneo omicida. Non sappiamo chi possa essere il tredicenne che, assieme a un ragazzo più grandicello, avrebbe appiccato il fuoco che ha provocato la morte di un senzatetto. È indispensabile attendere la conclusione delle indagini per avere l’eventuale conferma di quanto è trapelato sulla stampa, ammesso si possa sapere di più, visto che di mezzo c’è un minorenne. La nostra è una scuola come tante, che affronta i problemi seriamente e funziona bene». Con la sua vice Lia Valente e la responsabile di plesso Marina Gollo, la dirigente dell’Istituto comprensivo Paola Uboldi scende in campo per dipanare la cortina di interrogativi che ha avvolto la scuola media Altichiero all’indomani della svolta nelle indagini sulla tragica morte di Ahmed Fdil, il sessantaquattrenne di origini marocchine rimasto carbonizzato la sera del 13 dicembre a Santa Maria. Secondo le indagini, ad appiccare l’incendio dell’auto eletta a casa dall’immigrato sarebbero stati due ragazzini che da tempo tormentavano il senzatetto rimasto intrappolato tra le lamiere incandescenti. La notizia del grave episodio è balzata in testa alle cronache nazionali, suscitando mille interrogativi sulle capacità educative di famiglie e istituzioni. Con preoccupazione, in paese si pensa che essendo non perseguibile per questioni di età, il tredicenne che avrebbe parzialmente confessato sue responsabilità potrebbe essere tra i frequentanti dell’Altichiero, mentre il diciassettenne indagato per complicità potrebbe essere un ex allievo dell’istituto. Nell’attesa di punti fermi da parte delle indagini, la dirigente Uboldi e le sue colleghe non entrano nel merito della vicenda capitata a Santa Maria. Dicono, chiamando a raccolta famiglie e istituzioni: «Viviamo in una società in cui i ragazzi faticano a trovare punti di riferimento. La scuola non può fare tutto accogliendo gli alunni mezza giornata. Il resto del tempo i ragazzi lo passano altrove. Come sono seguiti dalle famiglie? Hanno punti di aggregazione in grado di educarli correttamente? Precedentemente la tragedia di Santa Maria, di pomeriggio e sera gruppi di ragazzini giravano in paese e sotto le finestre delle elementari hanno incendiato un paio di cassonetti causando danni. Tra gli adulti, quanti si sono posti il problema di come fermarli? Quanti si sono chiesti come aiutare il senzatetto con problemi di alcolismo che viveva in centro?» La dirigente passa a sottolineare che il fenomeno delle baby gang è purtroppo in crescita e rivendica l’operatività dell’Istituto nell’arginare il disagio: l’attivazione di uno sportello di ascolto con il Comune, iniziative contro bullismo e cyberbullismo, conferenze per sensibilizzare ragazzi e genitori con carabinieri, polizia municipale e postale. Quindi segnalazioni alle famiglie in caso di assenze a scuola, attività formativa per i docenti e di sostegno ai ragazzi con la psicologa Giuliana Guadagnini, responsabile dell’osservatorio veronese sul disagio scolastico e giovanile, e con il provveditore Stefano Quaglia. Uboldi assicura che le attività della scuola saranno incrementate con laboratori pomeridiani, discussioni mirate sul grave episodio di Santa Maria e sul valore della vita umana. Ulteriori interventi potrebbero essere disposte dal ministero della Giustizia ne appurasse la necessità. Le docenti invitano quindi a tenere alta la guardia sui giovani usciti dalla media ma in obbligo scolastico fino a 16 anni. «Sono a rischio perché non hanno un’idea precisa sul loro futuro, quindi possono imboccare strade sbagliate trascinando ragazzini più giovani». La dirigente Uboldi conclude spiegando che l’Altichiero ha 350 allievi e che si possono contare sulle dita di una mano i casi di ragazzi che danno filo da torcere. •

Piero Taddei
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