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12.01.2018

Morto nel rogo, è omicidio volontario

L’auto di Ahamed Fdil andata a fuoco la sera del 13 dicembre a Santa maria di Zevio. L’uomo è rimasto carbonizzato all’interno del veicolo Ahamed Fdil, 64 anni, la vittima
L’auto di Ahamed Fdil andata a fuoco la sera del 13 dicembre a Santa maria di Zevio. L’uomo è rimasto carbonizzato all’interno del veicolo Ahamed Fdil, 64 anni, la vittima

 Hanno 13 e 17 anni. E un’accusa che anche un adulto faticherebbe a sopportare: omicidio volontario. A inchiodarli sarebbero le telecamere della cittadina e anche alcuni video di privati infastiditi da quei ragazzi che avevano un atteggiamento sgarbato e strafottente con Ahamed Fdil. Gary, come in paese chiamavano il marocchino sessantaquattrenne che morì, presumibilmente carbonizzato il 13 dicembre in via Alcide De Gasperi a Zevio. C’erano alcuni ragazzini della zona che avevano preso di mira l’uomo. Con quel loro modo di fare persecutorio perchè Ahamed era un buon uomo. Lui era solito stare sulla via principale di Zevio, augurare buona fortuna e farsi dare qualche moneta. A volte magari era un pochino insistente, ma niente di più. Non avrebbe avuto bisogno di denaro, ha parenti che lo avrebbero ospitato volentieri in Danimarca, in Spagna, ma lui aveva scelto di restare nel Veronese. Era anche in attesa di una casa dal Comune. Non poteva più vivere in quell’auto abbandonata su un terreno privato. LA VITTIMA. Lui si riparava con cartoni e coperte. E quei ragazzini andavano a togliergli di dosso gli uno e le altre. Molestatori seriali. Due nello specifico davvero non gli davano tregua. E sono stati visti più volte lanciare petardi all’interno della scassatissima Fiat Bravo. Forse, il pomeriggio del 15 dicembre hanno alzato il tiro, perchè viene difficile ipotizzare che petardi, seppur potenti, ma soltanto petardi possano aver innescato un incendio simile. E comunque, Ahamed è strano non sia comunque scappato via una volta sentito il primo botto. Sarà stato limitato nei movimenti Ahamed, magari in preda ai fumi dell’alcol, dov’era solito rifugiarsi per sfuggire a un’esistenza che aveva presumibilmente scelto, ma che non gli piaceva più. Ma per fare un rogo simile e veloce è possibile che sia stato utilizzato quello che in gergo viene definito acceleratore, come una bottiglietta di benzina o di altro liquido infiammabile. LA PERIZIA. È la perizia dei vigili del fuoco che in questo caso sarà preziosa. L’auto dell’incendio venne sequestrata. I carabinieri di San Bonifacio approfondirono le indagini fin dall’inizio. Perchè l’ipotesi che potesse non essere stata una casualità quell’incendio si era subito fatta largo. Quelle frasi lasciate con il finale sospeso, a mezz’aria, hanno fatto sì che sentiti alcuni testimoni, i carabinieri inviassero quanto raccolto in Procura. E poichè si trattava di sospetti su due minori, il fascicolo è arrivato a Venezia, sul tavolo del giudice Cinzia Rossato. Ieri mattina l’avvocato Alessandra Bocchi del foro di Vicenza ha depositato il mandato. Il legale tutela la famiglia della vittima, su mandato del nipote Salah, arrivato alcuni giorni fa da Barcellona per capire quando sarà possibile portare in patria la salma del parente. La sua famiglia abita vicino a Casablanca, ed è da dicembre che amici e parenti attendono di poter celebrare il funerale musulmano e seppellire Ahamed. L’AVVOCATO. «Ho depositato la nomina», dice l’avvocato Bocchi, «e sono in attesa delle notifiche da parte del tribunale, sia quello di Verona, che aveva iniziato le indagini che quello di Venezia, trattandosi di minori. L’indagine a carico dei due ragazzini è di omicidio volontario». Auspica il legale: «Mi auguro che essendoci due Procure di mezzo, non si dimentichino di avvertirmi sul giorno dell’autopsia, poichè abbiamo intenzione di nominare un perito di parte». L’autopsia infatti dovrà chiarire se Fdil è morto perchè ha respirato il fumo che si è sprigionato nel rogo, se avesse assunto troppo alcol, o se fosse stato magari prima tramortito con qualcosa o da qualcuno. «Nonostante il mio lavoro», conclude l’avvocato, «mi ha molto colpito la crudeltà con cui avrebbero agito i ragazzini. Una crudeltà fine sè stessa che deve fare riflettere». •

Alessandra Vaccari
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