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27.01.2018

L’ultimo «sion» sta per crollare Urge un restauro

L’ultimo «sion»
L’ultimo «sion»

Quando i contaminanti delle acque del sottosuolo erano di là da venire, compresi i Pfas, impazzavano i «sioni». Così erano definite, in dialetto veronese, le pompe dislocate nei quartieri per rifornire d'acqua le famiglie. Tecnologicamente non erano un granché e il risparmio energetico era assicurato visto che funzionavano a manovella. Prelevavano l'acqua dalla falda superficiale, mediamente alla profondità di una dozzina di metri, grazie ad una valvola sferica e ad un pistone avvolto in una calotta di cuoio. Bastava, appunto, girare il manico per riempire il secchio. E quando la valvola non teneva perfettamente e «el sion» rimaneva a secco, era sufficiente versare un po' d'acqua nelle camera di scorrimento del pistone e dare qualche colpo secco con il manico per ripristinarne la funzionalità. L'utenza, insomma, poteva andare incontro a qualche scomodità ma non pagava la bolletta. A Zevio, i «sioni» hanno cominciato a lasciare il passo all'acquedotto negli anni Sessanta. L'ultima vestigia di un'epoca che non ha avuto l'acqua in casa si trova in via Santa Toscana, la provinciale che porta a Ronco. Si tratta di un «sion» primo modello, essendo in muratura. Una sorta di Rolls Royce dell'idraulica, all'epoca. A prima vista, il manufatto sembra stia per scomparire: la sua struttura in mattoni di cotto, infatti, sovrastata da una lastra di pietra, è staccata dal muro di cinta del brolo di Villa Da Lisca, al quale era appoggiato. «El sion» sta lì, abbandonato da tutti, con accanto la pubblicità di un vicino negozio di ricambi per auto. Durante l'ultima guerra forse ha abbeverato anche i soldati americani, arrivati a liberare il paese. Ma ora al «sion» farebbe bene una cura ricostituente, anche per evitare che crolli improvvisamente sulla provinciale con pericolo per la viabilità. • P.T.

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