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20.09.2018

L’eredità tradita della benefattrice all’ex ospedale

«È una vergogna». Gianluigi Veronesi, ex primario del reparto di neurologia e successivamente della riabilitazione dell'ospedale Chiarenzi prima della dismissione decretata dalla Regine, riassume così il diffuso malcontento sulle condizioni della sala Coghi, denominata così dal nome della donna che alla sua morte, nel 1984, lasciò in eredita al Chiarenzi 900 milioni di vecchie lire affinché l'ospedale fosse dotato di una biblioteca scientifica. Sull'eredità a distanza di tempo definita «tradita» e sullo stato di abbandono della sala voluta da Giovanna Coghi, parla chiaro il pavimento in legno (probabilmente mogano) dell'ampio fabbricato, quasi completamente sollevato dall’acqua infiltrata durante l’ultima forte precipitazione che ha causato danni anche in molte altre parti della provincia. Causa scarsa manutenzione, le caditoie non sarebbero state capaci di contenere i volumi scaricati dal cielo in tempi rapidi e così l’acqua piovana sarebbe giunta anche in sala Coghi. Frequentatori dell’ex ospedale precisano però che la recente umidità avrebbe solo accelerato il già in atto sollevamento del pavimento. Rilevano poi che la sala non ha più i tavoli per i relatori e neppure le 100 poltroncine per accogliere i partecipanti ai consessi. I bene informati lamentano anche la sparizione del videoproiettore a soffitto per mostrare immagini e filmati durante le conferenze. Insomma, a distanza di una ventina d’anni dalla realizzazione dello stabile voluto dalla benefattrice legnaghese, la sala appare disadorna e in pessime condizioni. In altre parole, abbandonata a se stessa e priva di significato. Che fine ha fatto il materiale contenuto? Tesi diffusa sostiene sia stato portato alla sede dell’Ulss di Legnago, quando l’ospedale di Zevio fu dismesso e svuotato da letti e attrezzature per trasferirle in altra sede. «Indipendentemente dal destino subito dal Chiarenzi, mi risulta che le poltroncine siano state portate a Legnago», conferma Veronesi. L’ex primario conosce bene la vicenda perché all’epoca del lascito fu esecutore testamentario del lascito Coghi. E continua Veronesi: «Non si capisce, poi, dove sia andato a finire il proiettore a soffitto. Quanto al pavimento sollevato, evidentemente non c’è stata sufficiente attenzione nel gestire la sala, poiché non credo che il parquet possa sollevarsi dalla mattina alla sera. Il pavimento era un favola, tanto che si era pensato di utilizzare la sala come palestra per i malati di Alzheimer che si rivolgono al servizio in loro favore ancora attivo al Chiarenzi». Veronesi conclude puntando l’indice contro il Comune, che da qualche tempo ha sottoscritto con la Regione il comodato d’uso sull’utilizzo di due terzi dell’ex nosocomio, tra cui anche la parte comprendente la sala intitolata a Giovanna Coghi. Dice: «A questo punto la responsabilità su quanto è accaduto è anche del Comune», chiosa l’ex primario. «L’ente si è lasciato portare via cose dell’ospedale senza dire nulla». Proprio all’abilità del reparto neurologico diretto da Veronesi si deve l’eredità del lascito quasi miliardario disposto dalla Coghi. I lavori per realizzare la biblioteca scientifica sul retro dell’ex pronto soccorso iniziarono nel 1995, ultimata la monetizzazione dell’eredità costituita da immobili. Ma la riorganizzazione sanitaria ha stravolto tutti i piani. •

Piero Taddei
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