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04.01.2019

«I donatori? Soffrono di crisi di astinenza»

Il dottor Clemente Corvo
Il dottor Clemente Corvo

Clemente Corvo, 64 anni, responsabile del Servizio immunotrasfusionale dell’Ulss 9 scaligera e da tutti i donatori di sangue che si rivolgono ai centri di raccolta in cui lui operava considerato il medico dal volto umano, ha appeso l’ago al chiodo. Cioè, è andato in pensione per aver raggiunto i limiti d’età e la fama di aver sempre avuto coi volontari un rapporto di grande disponibilità e attenzione. Il medico non ha mai esitato a dispensare consigli sanitari quando riteneva fosse nell’interesse del donatore. Come non ha mai guardato l’orologio quand’era il momento di entrare o staccare dal servizio, quando c’era da attendere un donatore con problemi d’orario per problemi lavorativi. Era, insomma, l’amico della porta accanto, ma con una professionalità e una competenza mai esibite. Al contrario, esercitata sommessamente. «Nel corso della mia professione ho cercato di essere vicino alla gente», spiega il dottor Corvo. «In particolare ai donatori perché dimostrano di avere una marcia in più, avendo scelto di donare agli altri il loro sangue. Sono persone buone, semplici, altruiste, sembra quasi attendano con ansia il momento per sottoporsi ai prelievi. Stanno male se, per un motivo o per l’altro, devono posticipare la donazione. Perché quindi non andare incontro a persone che per donare il sangue a volte devono fare i salti mortali per avere il permesso del datore di lavoro?». Aggiunge il medico: «Quello del donatore è un mondo che ho sempre ammirato. Si tratta di una grande famiglia che condivide, con grande senso civico e orgogliosamente, lo stesso progetto, in controtendenza con le divisioni che caratterizzano il nostro tempo. Quando poi capita che l’attività di volontariato passi di padre in figlio, è motivo di grande festa». A Zevio il dottor Corvo è particolarmente conosciuto perché vi abita. In paese è giunto nel 1990, prendendo servizio al laboratorio analisi del Chiarenzi, quando ancora l’ospedale contava reparti per pazienti acuti. Prima aveva svolto la stesa attività per otto anni a Gemona del Friuli, suo primo lavoro. Originario di Amalfi, il medico era arrivato al Nord da Gioia Tauro, dove la sua famiglia si era trasferita per lavoro. Clemente ha conseguito la laurea in patologia medica all’università di Messina. «Al liceo avevo capito che mi piacevano le materie scientifiche», spiega il dottore, aggiungendo che alla responsabile del servizio immunotrasfusionale della 9 Scaligera ha contribuito la semplificazione che progressivamente ha ridotto da tre a una soltanto le Ulss veronesi. «Con il dottor Corvo abbiamo sempre avuto una rapporto meraviglioso per la sua gentilezza e disponibilità verso tutti anche fuori dell’orario canonico», dice il presidente dell’Avis di Zevio, Costantino Gugliuzza. «Tra l’altro, si deve principalmente a Corvo se il centro trasfusionale del Chiarenzi è divenuto il centro prelievi periferico, cioè non supportato da ospedale, più importante della provincia, avendo 2.200 donazioni l’anno». Il medico in pensione ha un sogno con cui spera di impiegare il tempo libero che ora si ritrova. Rivela che, turisticamente parlando, vorrebbe diventare ambasciatore della sua Calabria: «Vorrei trasmettere il piacere di visitare la mia regione imbibita di cultura greca, con villaggi preistorici, grandi bellezze paesaggistiche, ricca di odori e sapori unici. Una terra, a mio modo di vedere, non valorizzata al punto giusto». •

Piero Taddei
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