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12.11.2017

E Titta creò
il mito Callas

Giovanni Battista «Titta» Meneghini e Maria Callas nella loro casa
Giovanni Battista «Titta» Meneghini e Maria Callas nella loro casa

Giovanni Battista Meneghini torna a casa, a Zevio, con una rappresentazione che ne esalta le capacità nel creare il mito Maria Callas, la donna che fu sua moglie e alla quale, in modi diversi, rimase legato per tutta la vita nonostante la separazione avvenuta nel 1958, quando il grande soprano lo lasciò per l’armatore greco Aristotele Onassis. All’epoca divorziare non era consentito, così Maria e Battista, a dispetto della fragorosa rottura, rimasero legalmente marito e moglie finché morte non li separò, come recita il rituale del matrimonio cattolico da loro contratto nel 1949, nella chiesa dei Filippini, a Verona. Alla Divina le nozze diedero cittadinanza italiana e residenza nella villa zeviana dell’industriale del mattone, in piazza Santa Toscana.

Titta, diminutivo con cui il celeberrimo soprano chiamava affettuosamente Battista - è infatti il titolo della commedia che oggi viene rappresentata per la prima volta in pubblico, alle 16.30 all’ex municipio, dalla compagnia patavina Teatro in fiore. Il testo è di Biagio Di Matteo, giornalista e autore teatrale, la regia di Franca Fiorentin. Interpreti, Giorgio Amadeo, Giorgia Sbordoni, Chiara Papisca e Vittoria Raimondi. Teatro in fiore conta rappresentazioni di commedie contemporanee e in costume in più regioni italiane e in Francia.

DI MATTEO spiega che Titta intende rivalutare la figura del mecenate Battista a quarant’anni dalla scomparsa dell’insuperata diva della lirica, morta in solitudine nella sua casa parigina nel 1977 causa insufficenza coronarica. «Alla figura di Meneghini le cronache e la storia hanno riservato grande silenzio ignorando che, senza le capacità manageriali e l’amore dell’industriale del mattone, molto probabilmente le eccelse capacità del grande soprano non sarebbero mai emerse», spiega l’autore. «Se infatti il numero dei libri, dei documentari e dei film sulla Callas è imponente, su Battista non c’è quasi nulla».

Lo spettacolo è incentrato sulla personalità e la vita di Battista suddivisa in tre momenti: prima dell’incontro con la Callas, il periodo vissuto come marito e agente della Divina, il dopo Maria, cioè gli anni successivi a quando Onassis prelevò la cantante dalla villa Meneghini di Sirmione apostrofandola così: «Che fai tu in questa pozzanghera?». L’armatore greco alludeva al lago di Garda.

MARIA E BATTISTA si incontrarono a Verona nel 1947, al ristorante Tre corone. Lei, 23 anni, era una giovane cantante sconosciuta e povera in canna, arrivata da New York per esibirsi per la prima volta in Arena (il 2 agosto, nella Gioconda). Lui invece, 52 anni, era un ricco scapolo impenitente padrone di 12 fornaci. Nonostante la differenza d’età i due s’innamorarono. Battista s’impegnò a migliorare le qualità canore della Callas sostenendone le spese. Agli esordi la carriera della cantante fu difficile e contrassegnata da snervanti tournee in provincia. I due si sposarono il 21 aprile del 1949. A quanti sostengono che tra Maria e Battista non ci fu mai amore, fa da contraltare la fitta corrispondenza tra i due coniugi quando il soprano si trovava all’estero per lavoro. Si tratta di scritti appassionati che rivelano grande attaccamento e complicità tra i due. Le separazioni causa tournée durarono fino a quando l’industriale optò per seguire la carriera artistica della moglie. Le fabbriche di mattoni rimasero a fratelli e sorelle, i quali, salvo qualche eccezione, avevano intravisto nella Callas un ostacolo al buon andamento dell’ impero economico di famiglia.

Nei primi anni ’50 la pinguedine della Callas si assottigliò enormemente per lasciare il posto ai successi conquistati dalla Divina sui maggiori scenari della lirica mondiale e alla sua ascesa nel jet set. Contemporaneamente crescevano anche gli scandali che contrassegnarono buona parte della vita della Callas. Galeotta la vacanza nel Mediterraneo a bordo del panfilo di Onassis, che pose fine al matrimonio con Meneghini.

CON BATTISTA non più suo angelo custode, la cantante cambiò vita e cominciò ad avviarsi sul viale del tramonto. Intanto il suo pigmalione non cessava di disperarsi per la perdita della donna della sua vita, a tutt’oggi nel cuore di tutti i melomani. Probabilmente anche Meneghini avrebbe sottoscritto il suggestivo versetto di Pierpaolo Pasolini sulla Callas, la quale aveva sperato in un amore impossibile con l’intellettuale tra i maggiori del XX secolo: «C’è un vuoto lassù nel cosmo, e da là tu canti».

Piero Taddei
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