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16.12.2018

«Cave per la Tav, occasione persa»

Ghiaia in un tratto di Adige in secca nel territorio di Zevio
Ghiaia in un tratto di Adige in secca nel territorio di Zevio

«Poteva essere l'occasione per regimare l'Adige attuando il progetto di alcuni anni fa, rimasto lettera morta»: il capogruppo di Per Zevio, Samuele Campedelli, ha sospirato così alla notizia data in Consiglio comunale di Zevio dal vicesindaco Gabriele Bottacini, circa il cambio di rotta per recuperare materiali lapidei necessari alla costruzione del tracciato su cui correrà il Treno ad alta velocità tra Verona e Vicenza. Zevio è interessato marginalmente dalla Tav, ma in un primo momento era circolata l'ipotesi di attivare proprio sul territorio comunale due maxi cave per recuperare i materiali lapidei necessari alla costruzione della linea: una cava apri e chiudi su un'estensione di 20 ettari in località Sabbionara, a nord del canale idroelettrico dell'Enel, per estrarre un milione e 663mila metri cubi di ghiaia e sabbia. Altri 2.750.000 metri cubi sarebbero stati recuperati poco distante, scavando un lago su 72 ettari in area golenale dell'Adige, dell'azienda agricola Vesentini, per una profondità media 4,2 metri. «Il progetto della Tav è andato avanti ma il Consiglio di Stato ha bocciato le cave zeviane e imposto ai costruttori del tracciato di provvedere al materiale ricorrendo al mercato libero, sembra a Treviso», ha rivelato il vicesindaco Bottacini. LE SPIEGAZIONIdel vicesindaco sono state accolte con disappunto da Campedelli, preoccupato per la necessità di frenare l'erosione da parte dell'Adige all'altezza di San Giovanni Lupatoto e di Pontoncello, ricentralizzando l'alveo del fiume. Operazione simile era prevista anche poco sopra il ponte Perez, rimuovendo la grande isola di ghiaia e sabbia che, pericolosamente in caso di piena, concentra il grosso della corrente dell'acqua su poche pile del manufatto. «Il progetto di regimazione dell'Adige era stato approvato anche dall'ente di bacino», ha commentato il capogruppo. Che causticamente ha aggiunto: «Pensando male a volte ci si azzecca: ancora una volta Treviso vince. Credo che il governatore della Regione abiti da quelle parti. Treviso sembra essere l'unico posto in Veneto in cui si può ancora scavare. C'è poi da dire che la lobby dei cavatori è molto forte, ne so qualcosa io, essendo stato componente della commissione regionale cave per un decennio. Però era meglio prendere materiale in loco piuttosto che movimentare una gran quantità di camion su lunghi tragitti col risultato di mettere a disagio più comunità», ha concluso Campedelli. Bottacini è intervenuto nuovamente per sostenere che il Comune ha sempre cercato di evitare lo scavo in località Vesentini, ritenendolo insufficente a costituire da bacino di accumulo in caso di piena dell'Adige e temendo che il lago artificiale che sarebbe rimasto determinasse problemi igienici e si trasformasse in un mega incubatoio di zanzare a poca distanza dal capoluogo. Stefano Fittà (Zevio bene comune) si è schierato contro l’ipotesi cave paventando la possibilità che quella di Sabbionara, da chiudere a lavori ultimati, potesse essere adibita a discarica. E che quella sul fondo Vesentini potesse inquinare le falde acquifere sottostanti, «solo un metro più profonde». •

Piero Taddei
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