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29.10.2017

Casa Bombardà
il bicigrill non cancelli
la memoria dei luoghi

La Casa Bombardà di Pontoncello che sarà ristrutturata e potrebbe diventare un bicigrill [FOTOGRAFO]FOTO AMATO
La Casa Bombardà di Pontoncello che sarà ristrutturata e potrebbe diventare un bicigrill [FOTOGRAFO]FOTO AMATO

La Casa Bombardà sia trasformata in bicigrill conservando però la memoria di ciò che quell'edifico semidistrutto dagli americani durante i combattimenti della seconda guerra mondiale, a poche ore dalla Liberazione, rappresenta per Pontoncello.

Il restauro dell'ex casello idraulico sia poi l'occasione per spostare in luogo più consono il cippo, poco distante ai Tre ponti, in ricordo dell'uccisione di tre partigiani, avvenuta sempre il 26 aprile del 1945, ora stretta tra il guardrail della provinciale Ronchesana e la ciclopedonale delle Risorgive appena inaugurata.

Gianluca Passarin, ideatore del parco naturale di Pontoncello e per lunghi anni a capo dell’associazione Freedom che curò i 400mila metri quadrati di golena dell’Adige a verde spontaneo, si fa portavoce di un pensiero diffuso tra i residenti della località zeviana confinante con San Giovanni Lupatoto. Dice, in altre parole: i monumenti che ricordano la storia del nostro territorio non siano cancellati dalle trasformazioni. Le modifiche tengano conto delle vicende, in questo caso drammatiche, di cui questi luoghi sono stati teatro, quale monito per le nuove generazioni.

La casa Bombardà - ma sarebbe più opportuno definirla cannoneggiata dai carri armati Sherman americani perché occupata dai tedeschi - sorge pochi metri dopo il confine tra San Giovanni e Zevio, che corre al centro del canale raccoglitore Alto agro. Ciò nonostante Pontoncello sente come suo l’ex casello idraulico a ridosso dell’argine. Il Comune di San Giovanni ha già aggiudicato i lavori di ristrutturazione dell’edificio a tre piani, durata prevista sei mesi, spesa 190mila euro. E Pontoncello teme di perdere per sempre il vestigio divenuto caro nel tempo.

Nel 1945 i cannoni Usa danneggiarono la Casa Bombardà, privandola di tetto e di parte dei muri perimetrali. Da allora l’alto parallelepipedo di pietre, ciottoli di fiume e mattoni facciavista è rimasto muto testimone del passaggio di uno dei più cruenti conflitti della storia. Sono stati il via al parco di Pontoncello e la congiunzione della ciclopedonabile dell’Adige con quella delle Risorgive a portare l’idea di trasformarlo in bicigrill al pianoterra, ristoro con servizi al primo piano, infopoint e foresteria sopra.

Marco Canteri, residente da sempre a Pontoncello, scorre come in un film i fatti del 26 aprile del ’45. All’epoca aveva 8 anni. Racconta che a Zevio e a San Giovanni gli americani arrivarono con una giorno di ritardo sulla data ufficiale della Liberazione. Il ponte sull’Adige di Zevio era stato disintegrato dai bombardieri alleati tre giorni prima. Così in zona si era concentrato un gran numero di militari tedeschi in ritirata, speranzosi d’attraversare il fiume per far ritorno in Germania. «Sulla vicina strada Ronchesana c’era una lunga fila di camion tedeschi in fiamme causa mitragliamenti dei caccia americani. I soldati di Hitler, una cinquantina quelli imbottigliati a Pontoncello, seppure impauriti, opposero resistenza. Presero in ostaggio persino una dozzina di residenti. Intanto altri tedeschi annegarono tentando d’attraversare l’Adige con qualsiasi mezzo galleggiasse, porte delle case comprese. I combattimenti iniziarono alle 6 di mattina e si conclusero cinque, sei ore dopo. Vi presero parte anche partigiani. Tre di loro rimasero uccisi ai Tre ponti». Come si legge nella stele posata dall’Associazione partigiana lupatotina per ricordare l’eccidio, erano Beniamino Olioso e Giuseppe e Luigi Sartori.

Continua Canteri: «Alla fine degli scontri i tedeschi riuscirono a scappare, lasciando le case tutte mitragliate, un’abitazione incendiata e il tentativo d’appiccare il fuoco sotto loro camion con sopra fusti di benzina, coraggiosamente neutralizzato da un residente. Ma finalmente potemmo uscire dal rifugio scavato nel cortile di casa: un corridoio a gomito con pareti e soffitto rinforzate con tronchi di legno». Prendendo in prestito il titolo di un celebre film di Ettore Scola, si può ben dire che il 26 aprile del ’45 fu davvero una giornata particolare per Pontoncello. Una giornata che la località non intende dimenticare conservando quanto di allora è rimasto, seppure conciliato con nuovi usi.

Piero Taddei
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