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01.05.2018

A Zevio il murale più grande del Veneto. Firmato «Cibo»

Il murale di Zevio
Il murale di Zevio

 L’autore, Pierpaolo Spinazzè, in arte Cibo, ha rispolverato una parola che sta cadendo nel dimenticatoio, «galzega», alla festa inaugurale del più grande murale del Veneto da lui realizzato sulla fiancata della sede di Apo Scaligera, in località Ponterosso, in comune di Zevio. Circa sei mesi di lavoro condizionato dagli eventi meteo, sessanta litri di colore in bombolette spruzzato su una superficie di 1.100 metri quadrati, cui va aggiunta la mano di fondo spalmata da terzi.

Obiettivo: riassumere in immagini variopinte e fantasiose la storia dell’Associazione produttori con a capo Luigi Noro. Una faticaccia da concludere proprio con la festa un tempo improvvisata sulle aie al termine di un lavoro importante quanto significativo. La Scaligera è una realtà di prima grandezza nel panorama ortofrutticolo con una produzione annua intorno a 400mila quintali per un fatturato che si aggira sui 42 milioni.

«Per me il murale è un risultato colossale, mentre per la Scaligera rappresenta il modo per esprimere i valori coltivati da decenni», ha detto al microfono Spinazzè, con alle spalle una serie di importanti opere sul campo della street art, durante l’affollata cerimonia inaugurale. Il writer ha aggiunto che il murale è anche una vittoria per una creatività relegata in spazi residuali, talvolta perseguita come illegale, lontana dal jet set dell’arte classica e dalle metropoli, ma a contatto con i veri destinatari di quest’arte pubblica: i comuni cittadini. Spinazzè ha rivelato d’aver avuto il sentore che il murale piaceva mano a mano che il lavoro proseguiva, dai colpi di clacson di approvazione delle auto in transito sulla vicina provinciale e da quanti si fermavano per offrirgli una birra. Il murale è attraversato da una capezzagna intorcinata, contornata dall’Adige, da campi, filari di mele, serre, orti e prati fioriti. Lungo il percorso i mezzi che hanno fatto grande l’agricoltura di casa nostra, un Landini «testa calda», un’Ape car.

E poi grappoli d’uva, fragole vermiglie, asparagi, pere, cetrioli, zucchine, kiwi, meloni, pomodori, ciliege, pesche, insalata, peperoni e altri orticoli coltivati dai soci della scaligera. Al centro del murale campeggia un enorme bombo, l’imenottero usato per impollinare le fragole sottoserra, considerato il non plus ultra nel movimentare il polline grazie alla grande apertura alare. E ancora altri animali della civiltà contadina. «Erano anni che pensavamo di realizzare un murale del genere, molte le proposte. Ma solo quella di Spinazzè ci ha convinto. Non si tratta di un murale pubblicitario: semplicemente, rappresenta la storia della Scaligera, da quando ha preso il via occupandosi di mele, alla grande diversificazione produttiva attuata nel corso degli anni, che ci ha portato a coltivare ortaggi di tutti i tipi», ha osservato il presidente Noro.

Il sindaco Diego Ruzza, all’ inaugurazione con il suo vice Gabriele Bottacini e gli assessori Michele Caneva e Michela Andreoli, gli ha fatto eco elogiando l’opera murale e sostenendo d’aver scoperto che, oltre a produrre ortofrutta di qualità, l’Apo Scaligera ha una vena artistica che ha abbellito il territorio. Primo Anselmi, figura storica della supercoperativa in località Ponterosso, ha tracciato un sintetico identikit della Scaligera, che da 25 anni a questa parte, «quando siamo entrati trovando numerosi problemi, si è trasformata fondendosi con le cooperative di Minerbe, Erbè e Raldon. Siamo diventati grandi credendo nei valori della cooperazione e nei giovani, il nostro futuro», ha concluso Anselmi.

Piero Taddei
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