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23.11.2017

Turri: «Fusione?
Tasse alleggerite
e più personale»

Pubblico al teatro parrocchiale, meno numeroso rispetto agli incontri passati [FOTOGRAFO]FOTO PECORA
Pubblico al teatro parrocchiale, meno numeroso rispetto agli incontri passati [FOTOGRAFO]FOTO PECORA

Fusione tra Roncà e San Giovanni Ilarione: il sindaco di Longarone Roberto Padrin torna a San Giovanni Ilarione per raccontare, un anno dopo, tutti i vantaggi della fusione tra Longarone e Castellavazzo, ma davanti a una platea decisamente più ridotta.

Il 26 ottobre 2016 il teatro parrocchiale fece il pienone, stavolta no: c'erano un centinaio di persone l'altra sera, «perché c'è chi non ha voluto risentire qualcosa che già conosce, o per disinteresse, allineamento al no del sindaco Marcazzan», secondo l'analisi rapida della platea.

Mancava anche proprio il padrone di casa, il sindaco Luciano Marcazzan, che ha detto chiaramente no alla fusione annunciando la sua assenza tanto all'incontro ilarionese quanto a quello, in agenda domani alle 20.30, al teatro parrocchiale di Roncà. Tanto il primo che il secondo (a cui interverrà Maurizio Filipponi, sindaco di Val Liona) sono stati organizzati dal sindaco di Roncà Roberto Turri.

Pochi gli interventi dalla platea, alcune critiche a Marcazzan e il dubbio che il no alla fusione si spieghi col timore di perdere la posizione, cioè di non ritrovarsi più sindaco se prevalesse il sì.

Dopo il referendum verrebbero azzerate, infatti, entrambe le amministrazioni comunali e sarebbero indette nuove elezioni: «Come per il referendum, anche per il nuovo sindaco unico, con giunta e consiglio comunale unici, i cittadini sceglierebbero personalmente a quale dei candidati in corsa affidare la nuova realtà amministrativa». Turri si è limitato a dire questo restando ben lontano dalle polemiche.

Lui e Padrin hanno voluto puntare «sulla concretezza e su dati certi» e hanno scelto per questo di far parlare attraverso un video anche Daniele Ruscigno, sindaco del Comune fuso di Valsamoggia, in provincia di Bologna. Intervento video anche per il capolista di «ConCretizziamo» e consigliere di minoranza Davide Creasi (all'estero per impegni precedenti) che ha puntato sui «dati certi che derivano dall'esperienza di chi la fusione l'ha scelta».

Poi un accenno alla piazza ilarionese: «In campagna elettorale ho sempre detto che al di là del risultato gli ilarionesi sarebbero stati chiamati al referendum e non ho mai usato la fusione come tema della campagna elettorale. Invito la popolazione a essere preparata e cosciente, a fidarsi di chi parla da solide basi e, nel dubbio, a chiedere riscontro agli uffici comunali». Poi ha fatto un lungo elenco di bisogni che proprio in campagna elettorale ha raccolto da parte della popolazione, «richieste che senza risorse potrebbero essere esaudite solo diminuendo ancora i costi e aumentando la tassazione. Il voto del 21 gennaio è un voto per le generazioni future».

Ad affrontare l'argomento sul palco sono rimasti Turri e Padrin: il primo ha difeso e documentato «un percorso vecchio di tre anni partito dal progetto di fondere tutti i Comuni della valle e che è andato avanti per non perdere un’opportunità straordinaria che fa da battistrada all’obiettivo vero, cioè la fusione a cinque per incorporazione». Il secondo ha raccontato i vantaggi della «sua» fusione costruita in cinque mesi: reintegro del 100 per cento della pianta organica (oggi una nuova assunzione in Comune arriva dopo quattro uscite), risorse concrete che consentono di dare servizi e fare interventi che garantiscono risorse future (ad esempio i risparmi nella spesa della pubblica illuminazione a fronte dell’introduzione di impianti a led), accesso a fondi esclusi dal pareggio di bilancio, accesso prioritario alle risorse degli «spazi verticali», avanzo di amministrazione sostanzioso e liberamente utilizzabile.

Se il «chiaro» della partita, a far sintesi, è rappresentato dalla «diminuzione della pressione fiscale di 100 euro a cittadino da subito», lo «scuro» è rappresentato dalle posizioni, che sarebbero riorganizzate, del personale dei municipi coinvolti: su questo Padrin ha invitato Turri a fare un’attenta analisi. «Solo i sindaci potevano prendere l’iniziativa e la Regione ha solo condiviso un percorso ritenendo che l’ultima parola debbano dirla i cittadini», ha concluso Turri. «Sono sindaco da otto anni, davanti a due pensionamenti ho dovuto esternalizzare scuolabus e servizi cimiteriali e veder chiuso l’ufficio anagrafe tre giorni per la malattia di un dipendente coincidente con le ferie dell’altro. Oggi il Comune riesce a pagare le spese, gli stipendi e nulla più, mentre i cittadini continuano a pagare senza ricevere servizi. Con la fusione (che garantisce per tre anni 1,2 milioni almeno e per altri sette anni un milione l’anno consentendo così di innescare processi di riduzione della spesa per quelli a venire) i paesi rimangono tali, cambiano solo i municipi: la fusione più che un’opportunità è una vera necessità».

Paola Dalli Cani
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