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15.04.2018

Primi nettari di Saccola Salvato il vitigno storico

Vigneti di Saccola in Val d’Illasi
Vigneti di Saccola in Val d’Illasi

Alla luce del lavoro partito una decina di anni fa, un gruppo di ricercatori, di appassionati e di vitivinicoltori, sta recuperando con successo la Saccola, vitigno storico in Val d’Illasi di cui si stavano perdendo irrimediabilmente le tracce. Nei giorni scorsi c’è stato il primo assaggio di bottiglie ricavate da tre vinificazioni diverse, realizzate con uve di altrettanti distinti vigneti, tutti recuperati in alta Val d’Illasi fra Tregnago e Badia Calavena: due a 400 metri d’altitudine e un terzo a Sprea, a 840 metri, considerato in assoluto il più alto vigneto della provincia. Le bottiglie di quest’anno sono il risultato di una vendemmia a scalare in tempi diversi, due nel vigneto più basso e due in quello più alto, di cui sono titolari le aziende agricole di Marino e Dario Anselmi, Roberto Festini ed Ettore Stizzoli. Le bottiglie ricavate saranno presentate ufficialmente al Vinitaly e affronteranno il giudizio di visitatori ed esperti. Andrea Antonelli è studente di enologia all’università di Udine e a luglio si laureerà con una tesi sperimentale e compilativa proprio sulla riscoperta della Saccola sui Monti Lessini, ma ha nel frattempo lavorato a un confronto di analisi alla tedesca Hochschule Geisenheim University fra degustazioni effettuate in Germania e nel Veronese. Da quest’anno, grazie anche alla sua ricerca e al sostegno del Consorzio di tutela vini Lessini Durello Doc, saranno messe a dimora delle marze divise per biotipi, o località di origine, radicate nei vivai Gozzo, e si procederà a un impianto sperimentale in accordo con il Centro di ricerca per la viticoltura di Conegliano, con la direzione dell’esperto Giovanni Tommasi. Servono infatti almeno tre anni di produzione perché il vitigno possa essere iscritto come coltivabile, procedura che è stata seguita nel rispetto della normativa con analisi e schede di registrazione dal 2015, tanto che la varietà è stata riconosciuta e ammessa per le province di Verona e Vicenza, anche se tracce di questo antico vitigno sono state trovate finora solo in Val d’Illasi e sembra specifico di questa realtà geografica. Della trasformazione si è occupata la cantina di Adolfo Sabaini di Illasi, in particolare il figlio Riccardo, diplomato in Agraria e impegnato nell’azienda di famiglia. All’apertura delle sue bottiglie, i valutatori hanno riscontrato «una gradazione alcolica bassa (10 gradi); nessun trattamento chimico né coadiuvanti enologici per la fermentazione; un ph molto basso che dà stabilità al vino e conferisce grosse potenzialità per il futuro». È un vino di color rosso rubino chiaro, di buona acidità e sapidità, con caratteristiche olfattive riconducibili a frutti di bosco e anche melagrana. La Saccola è un vitigno a bacca rossa, storicamente presente nella stessa zona di coltura del Durello e che comprende 6 vallate fra le province di Verona e Vicenza, ambienti collinari e di bassa montagna, su terreni di origine vulcanica con notevoli quantità di detriti basaltici. Il vitigno ha fioritura e maturazione tardiva, legata anche alle condizioni del terreno e all’altitudine, ma è rustico e tollera bene le malattie crittogamiche. L’analisi genetica ha rivelato affinità con un biotipo della varietà Pavana, coltivata in Valsugana e nei dintorni di Trento, ma che esisteva in passato anche nelle provincie venete e oggi si è ridotta al solo Bellunese, dove entra nelle indicazioni dei vini «Vigneti delle Dolomiti». •

Vittorio Zambaldo
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