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19.03.2015

La montagna è «regina» nel racconto di Chiesa

Davide Chiesa
Davide Chiesa

Gran Zebrù nel gruppo dell'Ortles e Aconcagua, la cima più alta del continente americano, saranno le montagne regine della serata con l'alpinista e scrittore Davide Chiesa, organizzata domani alle 21 in chiesa della Disciplina, ultima delle serate culturali proposte dalla sezione Ettore Castiglioni del Cai tregnaghese.
Le due montagne sono care a Chiesa, perché del Gran Zebrù/Koenigsspitze è da sempre innamorato e l'Aconcagua rappresenta l'ultima sua immane fatica. «L'anima del Gran Zebrù» è il suo libro che sviscera storia, leggende, itinerari, casi irrisolti che ruotano attorno al massiccio delle Alpi Retiche al quale nessuno prima aveva dedicato un'opera così approfondita.
Il volume è molto più di una completa monografia, in quanto non trascura alcun aspetto della grande montagna, dalla misteriosa prima salita del giovane seminarista bavarese Stephan Steinberger, che raccontò su un giornale cattolico di esservi salito partendo dallo Stelvio dieci anni prima del 1864, che è la data ufficiale della prima salita attribuita all'inglese Francis Fox Tuckett e compagni.
Per far luce su quello che è ancor oggi uno dei casi irrisolti della storia alpinistica, Chiesa organizza una vera e propria inchiesta, percorre passo passo l'itinerario descritto nel testo originale di Steinberger e cerca di sciogliere l'enigma operando sia sui carteggi dell'epoca sia sulle deduzioni logiche tratte anche concretamente sul campo e producendo le prove fotografiche a corredo delle argomentazioni.
Spazio è dedicato al famoso «Nido d'aquila», una postazione sulla cima conquistata dagli alpini a pochi metri dai austriaci che vi si erano insediati all'inizio della Grande guerra e alla Meringa, il ghiacciaio pensile di vetta conquistato con una via direttissima e irripetibile da Kurt Diemberger nel 1956, qualche anni prima che crollasse.
L'Aconcagua, che per soli 35 metri, non raggiunge la soglia dei 7000 è un racconto di «fallimento» dal punto di vista della salita sulla cima ma di un grande coraggio per aver deciso di tornare a 300 metri dalla vetta quando le condizioni meteo erano diventate proibitive e il rischio di congelamento altissimo: «Ha vinto el viento blanco» è l'altro tema della serata dedicata alla vetta andina e al vento micidiale, gelido e incessante che da una settimana lo tormentava e gli impediva quegli ultimi metri di salita.
Quarantenne uomo di pianura (vive in provincia di Piacenza, vicino alle colline dell'Oltrepò), articolista, documentarista e veterano conferenziere, collaboratore della Rivista del Cai, di Alp e Pareti, Chiesa vive l'alpinismo non come conquista ma come voglia di trasmettere conoscenza ed emozioni dell'alta montagna, in particolare quella vissuta durante l'inverno e con le condizioni più difficili. V.Z.

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