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07.10.2017

Il vin santo della laguna è anche veronese

La soddisfazione di frate Antonio accanto a un grappolo di uva
La soddisfazione di frate Antonio accanto a un grappolo di uva

È finita la vendemmia anche a San Francesco della Vigna, il convento francescano nel cuore di Venezia, a un quarto d’ora a piedi da San Marco nel vigneto di Teroldego e Refosco piantato cinque anni fa dalla famiglia Vinco, vignaioli illasiani con papà Gianmarco e i figli Geraldo, Ivo e Remo che hanno raccolto lo stimolo di Carlo Santi, imprenditore di Montecurto di Lavagno e di Paolo Nale di trasformare gli 800 metri quadrati di orto con vecchie vigne in abbandono in un vigneto redditizio. Ora l’uva, caricata sulle barche, è finita in terraferma, in Valpolicella, alla cantina Zymè di Celestino Gaspari a San Pietro in Cariano. Uscirà in bottiglia con il nome di «Harmonia mundi», dal titolo del trattato di frate Francesco Zorzi che dettò a Jacopo Sansovino le misure auree che dovevano regolare, basandosi sulla cabala del numero tre, la costruzione della nuova chiesa rinascimentale al posto di quella gotica demolita.

Ma è anche un’altra l’Harmonia mundi che oggi regola la vigna e la vita del convento francescano. Le bottiglie infatti, che nell'etichetta bianca e azzurra richiamano il profilo della chiesa, sono vendute per sostenere con borse di studio gli alunni dell’Istituto di studi ecumenici San Bernardino che ha sede nel convento e ospita cattolici, protestanti, ortodossi e anche musulmani: si cerca l’unità fra i cristiani e il dialogo interreligioso per promuovere la pace e la convivenza fra le diverse religioni.

Il merito di quest’impresa, che è economica ma anche sociale, è dei vignaioli illasiani che più volte all’anno si presentano alla porta del convento per la potatura, la concimazione e la cura del vigneto fino alla vendemmia, seguendo con consigli e aiuti frate Antonio che dal convento accompagna con la sua opera e la sua preghiera il progredire delle stagioni.

«Oggi è un vigneto realizzato con i più moderni criteri agronomici», dicono i Vinco, «ma nel 2012, quando abbiamo accettato la scommessa, era una boscaglia con alberi di alto fusto e qualche ceppo di vigna antica». Nell’orto è potuto entrare solo un piccolo scavatore, passato da un pertugio largo 1,10 metri, che ha aiutato contadini e frati nell’impresa di dissodare e impiantare.

Per ringraziarli di questo lavoro due anni fa Gianmarco e Carlo avevano ricevuto il collare e la croce di cavalieri di San Marco, antica confraternita che risale al 1400 e ha un migliaio di associati: quest’anno altri due veronesi, Remo Vinco, figlio di Gianmarco e Delfino Stoppele, responsabile dell’agenzia di Illasi del Consorzio agrario del Nordest, hanno ricevuto la stessa onorificenza come «promotori della rigenerazione e mantenimento della vigna negli orti del convento», con la messa a dimore di altre 500 barbatelle che hanno portato il totale a un migliaio di viti. Le prime bottiglie erano state presentate da Philippe Daverio due anni fa e toccherà quest’anno a Vittorio Sgarbi.

Vittorio Zambaldo
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