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15.11.2017

Il sindaco accoglie i profughi
«Qui la sfida è l’integrazione»

Paolo Tertulli insieme ai sette ospiti arrivati a Cellore e ad alcuni operatori  FOTO PECORA
Paolo Tertulli insieme ai sette ospiti arrivati a Cellore e ad alcuni operatori FOTO PECORA

Sono arrivati ieri nella casa di via Borgo, a Cellore, fatta oggetto nei giorni scorsi di scritte razziste, prontamente cancellate, sette migranti dell’Africa sub sahariana richiedenti protezione internazionale.

Provengono dal Cas, il centro accoglienza straordinaria di Costagrande, bacino che la Prefettura tende ad alleggerire quando trova situazioni idonee in altre destinazioni. Sono quattro nigeriani, un senegalese e due provenienti dal Gambia e dalla Guinea. Il sindaco Paolo Tertulli li ha incontrati in serata e ha confermato che un operatore dell’associazione Virtus si fermerà con loro per questi primi giorni di ambientamento.

Era una delle richieste uscite dall’incontro che il sindaco aveva convocato lunedì sera nella sala parrocchiale di Cellore, con consiglieri comunali, il parroco don Roberto Agostini, presidenti delle associazioni del paese e vicini di casa del centro.

«Non abbiamo nessun ruolo nella partita che si sta giocando se non quello di capire meglio», ha esordito il sindaco, lasciando la parola a Barbara e Anna, operatrici della Virtus che hanno spiegato che gli ospiti destinati a Cellore hanno già affrontato visite mediche e vaccinazioni richieste per stare in Italia. Sono in attesa di risposta alla richiesta di asilo ma hanno già ottenuto un permesso di soggiorno provvisorio con cui poter cercare lavoro.

Sono obbligati a rientrare in casa entro le 23 e la Virtus in seguito non avrà suoi operatori fissi sul posto ma figure di riferimento che si alterneranno per l’insegnamento della lingua, tre mattine a settimana. I ragazzi saranno impegnati in progetti di lavori socialmente utili per un massimo di 20 ore settimanali; avranno la gestione della casa. Ci saranno due passaggi giornalieri di controllo e altri due o tre notturni. Chi non viene trovato nella struttura entro l’ora concordata riceve una diffida dalla Prefettura e in caso di recidiva scatta la cancellazione del permesso di soggiorno e del diritto a richiedere asilo.

Le domande hanno riguardato in particolare il controllo: «Chiediamo che almeno per i primi mesi ci sia una presenza costante di operatori della Virtus».

«Non possono essere lasciati da soli perché questo è stato finora un paese tranquillo, dove la gente passeggia anche di sera senza timore e la via dove c’è il Cas è sull’itinerario più frequentato dai residenti, in un punto strategico perché poi si apre la campagna. Chiediamo che siano impegnati in servizi socialmente utili per non vederli oziare». La Virtus ha risposto che non può impegnarsi per una sorveglianza continua e le operatrici hanno garantito che nei centri gestiti, tutti frequentati da migranti di etnie e lingue diverse, non hanno mai avuto problemi legati alla convivenza o allo scontro fra religioni.

Il sindaco ha rilevato che si impegnerà perché sia rispettato il regolamento relativo alle norme igienico sanitarie ed ha ammesso che il problema dell’ordine pubblico va chiarito.

Il consigliere Giovanni Battocchio ha premesso che si dissocia dagli atti di vandalismo che hanno colpito l’abitazione, ma ha denunciato che il progetto dell’accoglienza sembra impostato sul business della disperazione. «Solo la Virtus per i 320 assistiti che segue incassa quattro milioni di euro all’anno. Inoltre», ha rilevato Battocchio, «noi stessi in paese avremmo famiglie e persone che meriterebbero di esser seguite con altrettanta sollecitudine. Il quadro dipinto è troppo roseo e non tiene conto del fatto che si tratta di ventenni con esigenze di natura relazionale e affettiva da soddisfare».

Preoccupata una signora che vive con le figlie adolescenti a ridosos della struttura; il sindaco le ha risposto: «Teniamo sotto controllo ansie e paure. Cogliamo la sfida di ricreare lo spirito di comunità accogliente. Mi metto in gioco impegnando parte della mia giornata per visite frequenti per conoscere questi ospiti, studiare come e con chi farli lavorare, organizzare incontri periodici per aggiornare sulla situazione».

Ha concluso don Roberto ricordando che in parrocchia ci sono volontari disponibili e lui stesso si impegnerà con visite di reciproca conoscenza: «Più ci impegniamo noi, meno lavoro avranno i carabinieri. Ogni fatto della vita può essere occasione di crescita».

Vittorio Zambaldo
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