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27.12.2017

I tre neo Cavalieri tra volontariato e impresa sociale

  Renato Cengia, Plinio Evangelista e Giovanni Battocchio con Antonio Pastorello e Paolo Tertulli
Renato Cengia, Plinio Evangelista e Giovanni Battocchio con Antonio Pastorello e Paolo Tertulli

Vittorio Zambaldo Tre illasiani hanno ricevuto dalle mani del prefetto Salvatore Mulas medaglia e diploma con il titolo onorifico di Cavaliere al merito della Repubblica e sono Giovanni Battocchio, Renato Cengia e Plinio Evangelista. Per raggiungere questa soddisfazione, i meriti per il volontariato e per una vita spesa per il progresso e il benessere della propria comunità. GIOVANNI BATTOCCHIO. Battocchio ha raggiunto le 153 donazioni di sangue, da quando iniziò nel 1979, e nel 2013 fu anche scelto per una donazione di midollo, gesto che compì anche la figlia Michela due anni dopo. A cento donazioni di sangue è arrivata anche la moglie Daniela, a testimonianza che lo spirito di altruismo e servizio è radicato in tutta la famiglia. «Non mi aspettavo un riconoscimento simile», ammette, «e il complimento più bello l’ho ricevuto da mia madre che alla notizia ha commentato: «Si vede che del male non ne hai proprio fatto». Fiduciario del Coni, per due mandati presidente del Volley Illasi, è autore anche di un prezioso studio elaborato con Laura Facchinetti su 31 mila questionari distribuiti agli allievi delle scuole elementari e medie del Veronese sulla percezione che loro e le rispettive famiglie hanno dello sport. «Ho sempre detto di avere tre famiglie», dice di sé, «quella naturale, l’Avis e gli alpini». Non è una famiglia, ma lo ha sempre impegnato molto anche la partecipazione alla vita politica e amministrativa con gli incarichi di presidente dell’ente Baldo Sprea che gestisce scuola materna del capoluogo e casa di riposo e di consigliere comunale in più mandati. «Il riconoscimento non è certo un punto d’arrivo ma uno sprone verso un dovere etico di aiutare gli altri», ammette. RENATO CENGIA. Anche Renato Cengia è stato legato per molti anni, ben 32, al mondo amministrativo, come consigliere e assessore, ed è ancora presidente dell’Associazione calcio Illasi, membro del Rotary club di Soave, per vent’anni presidente della Cooperativa capimastri di Verona. Nel 2012 aveva festeggiato i 50 anni della sua azienda, nata dopo una dozzina di anni di gavetta come manovale e quattro di scuola serale alle Stimmate per diventare capomastro, frequentata tutte le sere con qualsiasi tempo da Illasi a Caldiero in bicicletta per prendere il treno fino a Verona e tornare a sera inoltrata. Oggi l’impresa che ha passato ai figli Giovanni, Alberto e Luisella è fiore all’occhiello dell’edilizia veronese, con all’attivo l’importante restauro della chiesa di Sant’Anastasia. Nel 2015 è stata tra le uniche quattro in Italia ad essere asseverata per la sicurezza in edilizia, riconoscimento ha tuttora e che attesta l’adozione di un modello di organizzazione e gestione della salute e sicurezza sul lavoro con le norme più severe in materia. Sono passati tanti anni dalla sua prima gavetta, ma Renato continua a frequentare i cantieri: «Faccio solo supervisione, ma la passione mi porta sempre lì», ammette. PLINIO EVANGELISTA. Anche Plinio Evangelista lo troviamo ancora nel suo studio in azienda, la Lov di Cellore, fondata nel 1961 come Laboratorio ottico veneto, nata in un piccolo locale con due soli addetti: lui e la moglie Stella. Oggi è seguita dalle figlie Patrizia per la produzione e Donatella per il commerciale con 15 dipendenti e quattro negozi per la vendita. Dalle lenti speciali prodotte dal padre Giulio fin dagli anni Trenta del Novecento, si orientò su quelle di serie, cominciando una proficua collaborazione con le prestigiose Officine Galileo di Marghera. Arrivò a ricevere la richiesta di lasciare il suo lavoro per dirigere una filiale della Galileo, con un centinaio di posti di lavoro che sarebbe dovuta nascere proprio a Cellore, ma la sua risposta fu disarmante: «Tutto quello che darei all’azienda sarebbe tolto alla mia famiglia». Nella vita ha scelto una scala di valori che ne ha fatto un esempio: dal nigeriano che mendicava alla porta di casa assunto e oggi tornato a Lagos dove ha avviato con le garanzie di Plinio un suo laboratorio ottico; all’impegno di non lasciare mai a casa nessuno dei suoi collaboratori. Nei momenti di crisi più difficile si è perfino inventato di assumerli con un contratto che prevedesse metà tempo in campagna per lavorare nell’azienda agricola della moglie pur di non perdere la loro professionalità e garantire alle famiglie il loro stipendio. «È riduttivo e umiliante, per un imprenditore, lasciare a casa qualcuno», dice, «ma non credo che mi abbiano fatto cavaliere per questo: ho accettato perché mi pare di aver fatto solo e semplicemente il mio dovere». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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