Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner o scorrendo questa pagina acconsenti all'uso dei cookie.
venerdì, 14 dicembre 2018
I 5 sindaci contro i centri d’accoglienza ma ad ascoltarli ci sono ...

I 5 sindaci contro i centri d’accoglienza ma ad ascoltarli ci sono solo 40 persone

I cinque sindaci partecipanti all’incontro di Caldiero FOTO PECORA (BATCH)

Netta condanna di cinque sindaci, quelli di Caldiero, San Giovanni Lupatoto, Cazzano, Tregnago e Selva di Progno, del sistema dei Cas, i Centri di accoglienza straordinari, per richiedenti asilo internazionale. Cinque esperienze messe a confronto per la prima volta, davanti ad un’assemblea di una quarantina di cittadini, non solo di Caldiero, ma anche di altri paesi della Val d’Illasi, per far capire alla gente l’impotenza degli enti locali di fronte a questa imposizione. L’ultimo ad essere toccato, in ordine di tempo, dall’apertura di un Cas formato da otto nigeriani stipati in un appartamento di 80 metri quadrati nel quartiere Sant’Antonio, è stato proprio il sindaco di Caldiero, Marcello Lovato, che ha invitato i colleghi a parlare della questione pubblicamente in auditorium. «È un sistema che non funziona e che non riesce a difendere le nostre frontiere», ha ribadito con forza Lovato, «Prova ne è il fatto che attualmente in Italia vi sono 136 mila immigrati accolti nei Cas e appena 37 mila distribuiti negli Sprar, attivati tra Comuni e ministero dell’interno, nella penisola». A Caldiero, gli stranieri residenti e ben inseriti sono il 15 per cento della popolazione complessiva, ossia sono registrate all’anagrafe 1.230 persone di origine straniera. I gruppi più rappresentativi, sono quello dei rumeni con 357 individui residenti, quello degli indiani che sono 165 e quello dei marocchini 142. «In paese queste 1230 persone si vedono poco e sono quasi tutte residenti nei palazzoni lungo la strada regionale 11, perchè sono più comodi a raggiungere le aziende del vicentino, dove sono impiegate», ha fatto notare Lovato, «con questa situazione, non avevamo certo bisogno di altri immigrati e questo l’ho fatto presente al prefetto vicario. Comunque, abbiamo deciso con l’Ufficio di Loggia Fra’ Giocondo, di attivare l’accordo per impiegare gli adulti ospiti, in lavori di pubblica utilità. Stiamo conducendo anche controlli sugli stranieri residenti da tempo in paese, per vedere come sono alloggiati». «Se qualche cittadino sa di proprietari intenzionati ad affittare a cooperative appartamenti o case, ce lo faccia sapere», ha chiesto ai presenti Lovato, «la Prefettura comunque ci ha dato rassicurazioni che al momento, non verranno attivati altri Cas, qui a Caldiero». «È importante in tal senso la collaborazione tra gli amministratori, i cittadini e le associazioni di volontariato, nonché con le parrocchie, per mitigare l’impatto che questi richiedenti asilo hanno con la popolazione residente, nel momento in cui noi Comuni siamo scavalcati», ha evidenziato il sindaco di Tregnago, Simone Santellani. Ha raccontato la sua esperienza di 27 richiedenti asilo accolti a Tregnago in due strutture: sono donne e bambini, c’è voluto del tempo ma alla fine si è riusciti a instaurare un buon rapporto di convivenza con il vicinato. «Non è facile trattare temi così complessi in un confronto aperto con i cittadini, come ha fatto stasera con coraggio l’amministrazione ci Caldiero», ha fatto notare Santellani, «il sistema dei Cas è poco rispettoso degli enti locali, perchè viene tolta agli amministratori la possibilità di sapere cosa accade sul proprio territorio». «Spesso i Cas sono un affare per le cooperative», ha completato di dire Santellani, «è diventato un business gestire questo traffico di persone che fuggono». «Il sistema dei Cas mette in atto una nuova tratta degli schiavi», non ha usato mezzi termini il sindaco di San Giovanni Lupatoto Attilio Gastaldello, «Siamo riusciti ad instaurare un dialogo con la Prefettura di Verona, affinché non attivi altri Cas a San Giovanni, ma in cambio teniamo i richiedenti asilo accolti negli ex alloggi dei carabinieri, concessi con una sorta di Cas pubblico dal Commissario prefettizio, prima che vi fossero le elezioni amministrative, ad una cooperativa individuata dalla Prefettura». «Sono convinto che i Comuni sarebbero disposti anche a spendere delle risorse per l’accoglienza dei profughi», ha osservato Gastaldello, «ma le amministrazioni comunali devono essere coinvolte e non bypassate. Speriamo che la politica cambi completamente rotta nell’accoglienza e gestione dei migranti». «I nostri sette richiedenti asilo non hanno creato problemi fino ad oggi», ha descritto la sindaca di Cazzano, Maria Luisa Guadin, «hanno anche appreso come fare la raccolta differenziata dei rifiuti». «Non abbiamo fatto alcun tipo di accordo con la cooperativa: la gestione del Cas è un problema della cooperativa», ha chiarito Guadin, «ma corriamo il rischio che, se vi fossero altri cittadini pronti a dare in uso i loro immobili alle cooperative, arrivino nei nostri paesi altri migranti». «La casa dietro l’albergo di Giazza è già stata liberata: ora speriamo che si risolva l’occupazione dell’albergo di Giazza», ha fatto presente il sindaco di Selva di Progno, Aldo Gugole, il primo ad essersi trovato trenta immigrati ospitati nella piccola frazione della Lessinia. L’albergo infatti è chiuso, perchè il titolare si trova all’ospedale. Ma ci sono ancora i richiedenti asilo in autogestione, che si fanno da mangiare da soli. La prefettura mi ha garantito che a breve dovrebbe risolversi anche questa situazione. Ma ora mi chiedo che futuro potrà avere Giazza, dopo questa esperienza. I clienti abituali dell’albergo sono scappati. Dovremmo ricominciare da zero per riportare i visitatori a Giazza». •