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06.11.2017

Don Francesco sogna
un ponte ideale
con il Mozambico

Don Francesco Castagna tra i genitori
Don Francesco Castagna tra i genitori

Domani sarà in volo per il Mozambico don Francesco Castagna, giovane sacerdote illasiano, ordinato con dispensa a 24 anni perché il diritto canonico chiede di norma il compimento del 25° anno per il presbiterato e oggi, ad appena 29 anni, è il più giovane missionario italiano Donum Fidei.

Partirà insieme a don Emanuele Modena, 48 anni, con alle spalle già quattro anni di missione in Brasile, e con due missionarie laiche, Michela Andreato, 25 anni di Costeggiola e Arianna Giovannini di 53 anni di Mantova.

La destinazione è la parrocchia di Namahaca, che cura una settantina di cappelle sparse su 1.500 chilometri quadrati in altrettanti villaggi dell’interno, a una trentina di chilometri dalla costa e dove circa metà della popolazione è cristiana, l’altra metà animista e con una piccola percentuale di musulmani all’interno della diocesi di Macala che è vasta quanto la regione Piemonte

Sul posto sono già presenti da una decina d’anni don Alessio Lucchini e tre suore della congregazione della Sacra Famiglia di Verona.

«Mi occuperò di catechesi, progetti di microcredito, mentre alle suore e alle missionarie laiche sono affidati il centro nutrizionale per i bambini denutriti e la banca dei semi per il sostegno dei contadini, oltre a un collegio per ragazze dai 10 ai 14 anni», riferisce.

DOPO AVER TRASCORSO due mesi a Lisbona per studiare il portoghese (è la lingua ufficiale: la Repubblica del Mozambio è un’ex colonia del Portogallo), don Francesco passerà altri mesi fino al prossimo gennaio per l’apprendimento della lingua Macua che è parlata dalla popolazione meno scolarizzata.

La vocazione missionaria è partita da lontano, ancora al quarto anno di scuola superiore, durante un campo organizzato in Romania: «Da allora mi è rimasto questo desiderio espresso anche nella disponibilità confermata al vescovo nella lettera in cui mi presentavo in occasione dell’ordinazione sacerdotale. Don Roberto Campostrini, mio padre spirituale», rivela don Francesco, «è oggi vicario generale della diocesi e sapeva di questa mia aspirazione e quando si è presentata l'occasione me lo ha proposto».

Il missionario lascia Illasi dopo un anno da diacono e quattro da curato, durante i quali è stato anche incaricato per la pastorale giovanile vicariale, nella quale è subentrato don Andrea Guadin, fresco di ordinazione e oggi curato a Tregnago.

Un po’ di cuore resta fra questi paesi? «Sono contento di partire perché si realizza un sogno che coltivavo da anni, ma il ricordo e gli affetti che restano sono importanti. C’è una bella parola in portoghese per indicare questo ed è “saudade” che si traduce solitamente con nostalgia ma è qualcosa di più: speranza del marinaio che cerca nuove terre e ricordo per quella che ha lasciato», risponde don Francesco.

I genitori Loredana e Renzo, che lo hanno come unico figlio, hanno accolto con serenità la sua decisione: «Li sento vicini e li aspetto: sono entrambi in pensione e fra un anno, quando mi sarò ben ambientato, li vedrò volentieri nei panni di volontari in missione», aggiunge.

VALE ANCHE per i tanti giovani seguiti e fatti crescere in questi anni nella Vicaria della Val d’Illasi: tre domeniche fa, ha tenuto l’omelia a tutte le messe e ricevuto il saluto e il grazie della parrocchia di Illasi per bocca di monsignor Luigi Magrinelli a cui ha risposto ringraziando e invitando a uno scambio di esperienze e progetti di volontariato in un gemellaggio ideale con il Mozambico.

Vittorio Zambaldo
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