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08.09.2018

Domani il saluto a don Roberto

Don Roberto Agostini con alcuni fedeli
Don Roberto Agostini con alcuni fedeli

Don Roberto Agostini, prossimo ai 75 anni, darà domani alle 10.30, con la solenne celebrazione della messa, il suo saluto alla comunità di Cellore di cui è stato parroco negli ultimi nove anni e sarà anche l’ultimo parroco residente. Infatti con la contestuale partenza ad ottobre anche di monsignor Luigi Magrinelli dalla parrocchia di Illasi, si creerà un’unità pastorale fra le comunità del capoluogo e della frazione retta dal nuovo parroco don Andrea Saccoman, in arrivo dalle parrocchie di Correzzo, Maccacari e Roncanova. Il saluto si completerà con un momento conviviale del pranzo dell’intera comunità nel Palasanzeno, negli impianti sportivi parrocchiali. Dopo l’esperienza di 13 anni nel Nordest brasiliano, don Roberto è stato a San Michele dove in cinque anni ha costruito la nuova chiesa dedicata al beato Carlo Steeb, prima di passarne sette a Pozzolengo e arrivare poi a Cellore. Il messaggio che ha voluto portare è stato quello di «una chiesa in uscita», sviluppando le iniziative fuori dalle mura del tempio a favore di una maggior partecipazione della gente. Sono nate così le feste di contrada legate ai vari capitelli e segni della fede presenti sul territorio, ma anche la Festa dei popoli, annuale incontro delle varie comunità straniere che sono via via cresciute e si sono integrate in parrocchia. «Ha fatto discutere, ma la discussione porta valore. L’importante è che non cada il silenzio che fa cresce l’odio e il rancore. Si può discutere di tutto, del metodo, della forma, ma non si può mai mancare di rispetto, perché poi inconsapevolmente le conseguenze non sono solo verso “i nemici” che vengono da fuori, ma che verso gli amici e gli stessi familiari, quando l’odio entra nel cuore», avverte don Roberto. Una cosa che ha notato in questo decennio è la crescita dell’individualismo: «Sempre più forte, sempre più diffuso, che alimenta la paura e l’idea che gli altri non siano dono ma un limite se non, peggio, un fastidio». «Se non superiamo questo stadio diventa un problema serio, per questo motivo ho condiviso con i parrocchiani la pastorale dell’uscita, che è molto di più dell’andare a trovare i soliti parrocchiani che frequentano la chiesa e fare i soliti discorsi che poi alla fine hanno il fiato corto. Bisogna partire dai problemi della gente, là dove sono, dove nasce la crisi, che di per sé non è una cosa negativa, ma sempre un passaggio necessario verso qualcosa di diverso e utile per adeguare i principi alla vita», aggiunge il sacerdote. La scelta di partire è stata sua, arrivato alla soglia dei 75 anni: «Andare in pensione mi permette di non avere più certe responsabilità, ma di essere presente per continuare il lavoro di ascolto e confronto. Poi di natura sono curioso e difficilmente starei a lungo nello stesso posto. Mi piace incontrare gente nuova, storie diverse, mettermi in cammino perché così è nata la chiesa missionaria nel mondo», conclude. La sua destinazione è diventare collaboratore nell’unità pastorale di Negrar: risiederà a Fane e seguirà anche le parrocchie di Prun, Torbe e Mazzano. •

V.Z.
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