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12.02.2018

Deserto del Negev, a 84 anni conclude la mezza maratona

Rodolfo Zanchetta nel deserto del Neved. Lo spolverino lo proteggeva dalla polvere sollevata dal vento
Rodolfo Zanchetta nel deserto del Neved. Lo spolverino lo proteggeva dalla polvere sollevata dal vento

Non è da tutti a 84 anni portare a termine una maratona, anche se nella sua forma ridotta (half-marathon di 21 chilometri), ma conclusa in un ambiente non proprio idilliaco come il deserto del Negev in Israele. Ci è riuscito e ne è orgoglioso Rodolfo Zanchetta, l’illasiano noto per la sua passione per la marcia cominciata già negli anni Settanta con le stracittadine e i lunghi percorsi europei, tornato dalla Terrasanta con al collo la medaglia della Desert Marathon di Eilat: sesto nella categoria degli over 70 e primo fra i due partecipanti con più di 75 anni. Zanchetta ha concluso la corsa, anche se in realtà la sua è stata una marcia con il caratteristico passo corto e veloce che lo contraddistingue, in 4 ore, 8 minuti e 10 secondi, 746° sui 888 iscritti da tutto il mondo alla mezza maratona (di cui 759 arrivati); 34 gli italiani che hanno partecipato in tutte le categorie. Il percorso di gara sulle distanza di 42, 21, 10 e 5 chilometri, anche con un tragitto di 300 metri per i bambini, parte e arriva nella città di Eilat, sul Mar Rosso, località turistica rinomata per le sue spiagge e la barriera corallina, ma si snoda quasi completamente alle spalle della città dove arriva il deserto e costringe i partecipanti a inoltrarsi tra sabbia, rocce, terreni difficili da calpestare anche in condizioni climatiche favorevoli. Invece, nonostante l’inverno, che è considerata la stagione migliore per questa prova estrema, la temperatura superava i 30 gradi centigradi. «La cosa più fastidiosa era il ghiaino che entrava nelle scarpe durante la corsa e che se non veniva tolto subito generava irritazione e difficoltà nel passo. Lungo il tragitto tutti si sono dovuti fermare più volte per liberarsi da questo indesiderato compagno di viaggio», racconta Zanchetta. Ma la scelta di una prova così estrema, anche per l’età, da che cosa nasce? «È una delle poche maratone, a livello mondiale, dove i partecipanti sono premiati per categoria secondo l’età anagrafica, così ognuno può confrontarsi con gli altri e con i propri limiti», risponde Zanchetta, «perché solo il confronto, leale e corretto genera vero desiderio di partecipazione, volontà determinata e grinta. Quest’ultima, poi, non è un dono che viene dall’alto, ma nasce, cresce e si mantiene con l’allenamento costante di chi si confronta sempre con il desiderio di non mollare mai». PARTITO CON SCIARPA e cappotto, ha dovuto mettersi calzoncini e maglietta, ma ha incuriosito partecipanti e organizzatori il suo singolare abbigliamento. Ha infatti corso con uno spolverino impermeabile, come se da un momento all’altro dovesse piovere, cosa che a Eilat capita raramente nel corso dell’anno: «Infatti lo spolverino non era per la pioggia ma per il vento del deserto, che solleva polvere sottilissima e la fa aderire alla maglietta bagnata di sudore, creando difficoltà di aerazione per il corpo sottoposto a uno sforzo così pesante: ho preferito patire un po’ di calore in più, piuttosto che aver problemi con il vento e con la sabbia, a cui non sono abituato», confessa. Attentissimo a tutto quanto può far fallire la prova, Zanchetta si è anche preoccupato dell’alimentazione: «Gli alberghi e i ristoranti di Eilat hanno tante varietà di cibo ma praticano poco la dieta mediterranea a cui sono più abituato e per non rischiare di non dover neanche partire a causa di una cattiva alimentazione, nei giorni precedenti la gara sono stato ben attento a mantenere le mie abitudini: serve a poco avere il motore di una Ferrari se poi il carburante che la dovrebbe mettere in moto è scadente o non adeguato alla sua cilindrata», conclude. Felice di essere l’unico ultra settantacinquenne veronese e veneto ad aver concluso la mezza maratona del deserto, ora non smette di guardare ad altri traguardi. •

V.Z.
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