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domenica, 23 settembre 2018

«Caccerei Fanfani e Forlani dalla Democrazia cristiana»

Con Pertini in piazza BraAlessandro Canestrari in piazza Bra nel 1987

Nel dopoguerra Alessandro Canestrari tornò lavorare nell’ufficio postale tregnaghese che fu di suo padre e ne divenne direttore. Fu anche vicesindaco, fondatore della Democrazia cristiana locale, consigliere comunale a Verona e a Casaleone, deputato per quatto legislature, sottosegretario al Lavoro e alla previdenza sociale nel 1968 e alle Poste e telecomunicazioni del governo Andreotti del 1972-73, consigliere nazionale del Silulap, il sindacato dei postelegrafonici, e presidente provinciale dello stesso. Uuomo della corrente dorotea (quella di centro) della Democrazia cristiana, fu in realtà un «cane sciolto», attento più alle persone e al bene del partito che a quelle di fazione, amico intimo di Enrico Mattei, presidente dell’ Eni, di Flaminio Piccoli e di Aldo Moro a cui nel 1963 scrisse che se fosse dipeso da lui avrebbe chiesto «l'espulsione dal partito di Fanfani e Forlani... comunque se hai bisogno di un attaccante sono a tua completa disposizione». CONDIVIDEVA lo spirito e la lettera dell'ispirazione cristiana del partito con le persone di cui intuiva l'onestà e la sensibilità disinteressata, anche se di schieramenti opposti come il socialista Sandro Pertini, che fu per due volte da presidente della Repubblica nella casa di famiglia dei Canestrari a Casterna di Fumane; gli altri presidenti Giovanni Leone e Carlo Azeglio Ciampi, la comunista compagna di Togliatti e presidente della Camera Nilde Jotti, che non mancò di invitarlo a passare a sinistra vista la poca considerazione che godeva nel suo partito; «Ti faremmo ministro subito!» gli disse. •