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lunedì, 19 novembre 2018

Birrificio agricolo nella terra del vino e dell’olio

La famiglia Verzini: da sinistra Filippo , papà Alessandro, Alessio e mamma Maria Pia FOTO AMATO

Nella terra del vino e dell’olio nasce un birrificio agricolo: sembra un controsenso e invece è un sogno che si realizza per i fratelli Filippo e Alessio Verzini. Era scontato che Filippo 23 anni, perito agrario e laurea in enologia al Campus di Conegliano, con il supporto di Alessio, 29 anni, con un impiego fisso nel settore del marketing e delle vendite, pensassero all’azienda di famiglia, per mettere a frutto nella bella casa rurale di via Campagnola a Cellore d’Illasi il risultato del lavoro loro e dei genitori Alessandro e Pia nella conduzione del vigneto e dell’oliveto. Tutti si sarebbero aspettati tutt’al più una cantina sul modello di quelle nate in questi ultimi anni nelle più belle corti della valle, invece il simbolo Ca’ Verzini, una grande V che accoglie come un vaso uno svettante cipresso, simbolo del paesaggio di questa media Val d’Illasi, stampato su un’elegante etichetta in lamina di rame, è diventato dal 1° giugno il marchio del primo birrificio agricolo di valle. Significa che gran parte della materia prima e degli ingredienti per realizzare la birra escono dai terreni dell’ azienda che coltiva l’orzo, il frumento, l’avena e li lavora fino alla fermentazione e all’imbottigliamento, tutto nell’azienda di via Campagnola. Sono state sacrificate le barchesse dell’annesso rustico di casa, trasformate in sala fermentazione con i grandi silos di acciaio inox, e la taverna di famiglia è diventata sala degustazione per piccoli gruppi, massimo una decina di persone alla volta. L’idea l’ha avuto Filippo che ancora dodicenne si era intestardito a farsi la birra in casa. Mamma Pia ricorda ancora il caos lasciato in taverna e le ore trascorse a pulire. Ma è una passione che non è passata, diventando due anni fa il motivo che ha fatto decidere al neolaureato in enologia di partire pensando a un vero e proprio impianto di qualità. «Noi lo abbiamo sostenuto come si fa con un figlio che vedi coinvolto e convinto delle sue idee: abbiamo sacrificato i garage di casa e la taverna e cominciato a pensare che nei campi ancora liberi da vigneti potevamo seminare orzo e grano», dicono i genitori. Così, dopo un iter burocratico durato un paio d’anni, sono nate la sala cottura e fermentazione, la sala imbottigliamento ed etichettatura, perfino un luppoleto dimostrativo nel giardino di casa: «Chi viene a degustare vuol vedere l’orzo, il luppolo, le materie prime che utilizziamo e così non potendoli portare in giro per i campi abbiamo creato un filare in giardino, con una ventina di piante di luppolo», dicono i due giovani imprenditori. Non sono partiti da sprovveduti: prima di seminare l’orzo e impiantare i silos di cottura e fermentazione, allestire due celle frigo, una per la fermentazione in bottiglia, l’altra per la conservazione, hanno fatto una ricerca di mercato e valutato che esiste un settore di posizionamento nella fascia più alta destinata ai ristoranti e ai bar di un certo livello dove c’era richiesta di un prodotto genuino, di qualità e magari anche locale. Così nei migliori ristoranti e gastronomie di zona oggi l’originale bottiglia di Ca’ Verzini, birrificio agricolo, è una realtà che comincia ad essere richiesta. Due le varietà di birra che finora sono maturate e pronte per finire in tavola: una bianca con orzo e il 40 per cento di frumento e avena, più speziata, leggera, dissetante legata alla stagione estiva, a gradazione alcolica leggermente più alta; l’altra ambrata ad alta fermentazione, dolce e corposa, entrambe naturali, non filtrate e non pastorizzate, rifermentate in bottiglia e senza conservanti, per cui le eleganti bottiglie da 33 e 75 cl vanno tenute in frigo perché il contenuto è vivo ed evolve nel tempo. Come l’idea dei due giovani imprenditori che non si fermeranno certo a queste due anteprime: «L’orzo e gli altri cereali, coltivati in collina e su vari appezzamenti, con i fiori di luppolo e le spezie, ci permettono infinite combinazioni. In questi anni abbiamo riempito un quaderno di ricette: siamo pronti a sperimentarle tutte», assicurano. •