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12.01.2019

Val d’Illasi, il progno è l’osservato speciale

Ecco come appare l’alveo del torrente Illasi nel centro di Badia Calavena
Ecco come appare l’alveo del torrente Illasi nel centro di Badia Calavena

Il Progno di Illasi è osservato speciale e sei sindaci della Val d’Illasi sono stati in sopralluogo in diversi punti del torrente con il direttore dell’Ufficio regionale del Genio civile di Verona, ingegnere Marco Dorigo, e il geometra Giovanni Avesani. In particolare, sono stati presi in considerazione dai tecnici e dai sindaci Aldo Gugole (Selva di Progno), Emanuele Anselmi (Badia Calavena), Simone Santellani (Tregnago), Paolo Tertulli (Illasi), Carcereri de Prati rappresentato dal suo assessore ai Lavori pubblici Andrea Nogara (Colognola ai Colli) e Marcello Lovato (Caldiero), le località della confluenza del Progno di Illasi con quello di Mezzane nei pressi di Caldierino, il ponte di via Carrozza nella zona industriale di Colognola e il guado del Donzellino ad Illasi. Tutto è partito da una lettera che i sei sindaci avevano sottoscritto lo scorso ottobre indirizzandola agli assessori regionali Elisa De Berti e Diego Bottacin e al direttore del Genio civile Dorigo, in cui chiedevano il ripristino urgente della funzionalità idraulica del torrente Illasi e dei suoi affluenti. È sotto gli occhi di tutti la pericolosità di un corso d’acqua a carattere torrentizio che partendo da un’area molto franosa per la conformazione della roccia come è appunto l’alta Valle di Revolto, attraversa centri abitati alcuni dei quali, in passate inondazioni, sono stati letteralmente cancellati dalla carta geografica, come è accaduto a certe contrade di Giazza. Il Progno si allarga in una media valle dove coltivazioni di pregio potrebbero essere spazzate via dalla forte erosione delle sponde, per concludersi in uno stretto imbuto che prima di sfociare in Adige, oltre a ricevere la confluenza del Progno di Mezzane, trova gli sbarramenti dell’area industriale di Colognola, i tracciati dell’autostrada Serenissima, della regionale 11, della ferrovia, della Nuova Porcilana e domani anche della costruenda Tav. «Le nostre comunità sono particolarmente preoccupate per la situazione del torrente Illasi che presenta una sezione idraulica ridotta a seguito dei continui depositi alluvionali, l’abbondante vegetazione cresciuta nel greto del torrente nonché il tratto pensile da Illasi alla confluenza in Adige», avevano scritto i sindaci, che nella lettera chiedevano di programmare e realizzare quanto prima interventi di pulizia idraulica e di prelievo di ghiaia dal letto del torrente, ravvisandone il «carattere d’urgenza». L’ingegnere Dorigo ha ricordato che il Genio civile ha a disposizione due milioni all’anno per tutti i 700 chilometri di corsi d’acqua di sua competenza: «Giuste le osservazioni dei sindaci, ma io rimetto la palla nel loro campo: pronti a fare il nostro dovere se dalla politica, di cui loro sono gli interlocutori, arrivano i finanziamenti necessari ai lavori», ha precisato il direttore. Quindi Dorigo ha elencato gli interventi possibili: «Prioritariamente va fatta la manutenzione con taglio di alberi e arbusti per aumentare la sicurezza idraulica e provvedere, dove sia possibile e necessario, ad asportare del materiale ghiaioso dall’alveo». Su questo secondo aspetto, condiviso da tutti, il sindaco Lovato ha richiamato il collegamento con il tracciato della nuova linea ferroviaria ad alta velocità / capacità: «La valutazione di impatto ambientale dell’opera prevede che il rilevato della ferrovia sia costruito con materiale che provenga da cave esistenti della zona di Vicenza e Treviso». «Chiediamo invece che per quanto riguarda il nostro territorio ci si approvvigioni con prelievi di ghiaia dall’alveo dell’Illasi, operazione che procura due vantaggi: mette in sicurezza il torrente che da Illasi all’Adige è pensile; evita il traffico e l’inquinamento di camion che devono compiere lunghi tragitti per il carico e lo scarico del materiale». Come ha ricordato il geometra Avesani, ci sono state due rotte del torrente negli ultimi vent’anni, a Caldierino e nei pressi della confluenza: «Abbiamo abbassato l’alveo partendo proprio da quel tratto, arrivando fino al ponte di via Carrozza perché essendo minore la pendenza, maggiore era il rischio di alberi e arbusti che ostacolassero il deflusso dell’acqua». Dal direttore Dorigo è arrivato l’impegno del Genio civile a formalizzare una manifestazione di interesse per individuare i Comuni, o anche operatori economici privati, interessati a partecipare alla pulizia dell’alveo secondo determinati lotti che saranno definiti: «La proposta non sarà molto allettante perché il legname che si può ricavare in alveo, oltre ad essere di essenze con basso potere calorico, è anche difficilmente raggiungibile. Ma ci proveremo». Come hanno evidenziato i sindaci, il torrente è un problema ma non è l’unico sul territorio: «Ho ripreso in mano le mappe austriache e ho scoperto decine di fossi e canali che finivano nel Progno e che non esistono più», ha rivelato il sindaco Santellani, «ma la gente si lamenta che a ogni diluvio l’acqua arriva in casa, però chiedere di ripristinare un fosso che c’era è come toglierle il pane di bocca. In queste condizioni, anche per come sono stati fatti certi nuovi vigneti, non serve una bomba d’acqua per creare un’alluvione». •

Vittorio Zambaldo
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