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07.02.2018

Sotto sequestro l’area dei familiari del sindaco

Monteforte, l’area posta sotto sequestro   FOTO PECORA
Monteforte, l’area posta sotto sequestro FOTO PECORA

Cantiere pronto ad aprire i battenti, ma i carabinieri di Monteforte li fermano: è stata posta sotto sequestro ieri mattina l’area edificabile di via Santa Croce, limitrofa all’abitazione del sindaco Gabriele Marini. L’area è quella sulla quale, poco meno di due anni fa, una lettera anonima sollevò interrogativi relativamente al cambio di destinazione d’uso e alla presunta proprietà attribuibile alla moglie del primo cittadino. Ieri mattina i carabinieri, dopo esser passati dal Comune, si sono presentati in via Santa Croce e, una volta notificato atti giudiziari alla famiglia del sindaco, hanno delimitato l’area con fettuccia bianca e rossa appendendo i previsti cartelli di sequestro preventivo. «Non ritengo opportuno dire alcunché ma lasciare che gli organi competenti accertino serenamente i fatti», è l’unico commento che ieri il sindaco Marini si è sentito di fare dopo essersi consultato con i suoi legali. A monte di tutta la storia c’è una lettera anonima a firma «O.B.» che nel maggio del 2016 venne inviata a carabinieri, polizia locale, intero Consiglio comunale e giornalisti. Nella lettera si segnalava come l’area sequestrata ieri fosse stata oggetto di un cambio di destinazione d’uso (da verde e di completamento ad edificabile) durante l’amministrazione di Marini. Il sindaco, però, non si scompose chiarendo subito come l’area su cui l’anonimo aveva concentrato la sua attenzione non fosse di sua proprietà e invitando chiunque a fare una puntuale verifica all’Agenzia delle entrate. L’area in oggetto ricade nel Piano degli interventi che venne adottato nel corso dell’amministrazione del sindaco Carlo Tessari (2009-2014) e approvata nel luglio del 2014: nel primo periodo Marini era consigliere di minoranza, nel secondo primo cittadino. Questa specifica è rilevante alla luce dell’unico chiarimento che ieri siamo riusciti a strappare al sindaco, quello sulla presunta proprietà dell’area da parte della consorte: «Quell’area non era e non è nelle proprietà del sindaco», ha ribadito Marini, «e non era di proprietà di mia moglie né quando iniziò l’iter del piano degli interventi, né quando venne adottato, né quanto venne approvato e tanto meno due anni dopo, quando quella lettera anonima sollevò il presunto caso. Un rapporto di familiarità con i proprietari c’era, ma quel bene immobile non era nella disponibilità di mia moglie». Tornando alla lettera anonima, due anni fa a una minima risposta pubblica Marini fu costretto dai gruppi di minoranza, pure destinatari della lettera e che avevano deciso di affrontare la questione direttamente col primo cittadino. Per questo avevano chiesto riservatamente e come atto di garanzia a tutela del primo cittadino la convocazione della conferenza dei capigruppo. Non vedendola convocata nei tempi previsti, avevano successivamente espresso pubblicamente il loro rammarico. Il sequestro preventivo di ieri fa assumere alla questione tutta un’altra fisionomia: Marini si affida agli accertamenti giudiziari e per questa ragione ritiene più opportuno, in questa fase, non esprimere valutazioni. Il primo obiettivo, però, è arrivare al dissequestro dell’area dove a breve sarebbero dovuti cominciare lavori di costruzione di una casa. •

Paola Dalli Cani
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