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24.01.2018

San Giovanni, un nuovo inizio Delusi a Roncà

Operazioni di voto per il referendum sulla fusione
Operazioni di voto per il referendum sulla fusione

Zeno Martini Sono stati d’animo diametralmente opposti, quelli che esprimono i primi cittadini di San Giovanni Ilarione e di Roncà, dopo aver fatto i dovuti conti con la bocciatura del progetto di fusione tra i loro due Comuni. MARCAZZAN Pronto a rimboccarsi le maniche e a iniziare davvero il proprio mandato il sindaco di San Giovanni Ilarione, Luciano Marcazzan, eletto lo scorso giugno. «Per colpa della fusione sono rimasto bloccato all’inizio del mio mandato per oltre due mesi. Ora si comincia a fare sul serio e ad amministrare», dice. Così Luciano Marcazzan interpreta l’esito referendario, come il punto di partenza della propria azione: «Ho dovuto sospendere per oltre due mesi l’attività amministrativa legata a progetti di lungo respiro, concentrandomi su questo progetto di fusione all’inizio del nostro mandato come maggioranza». «Infatti, nonostante la richiesta di sospensione da parte del nostro Consiglio comunale», ricorda Marcazzan, «la Regione Veneto ci ha obbligati ad andare al referendum. Sono rimaste inascoltate le nostre indicazioni che captavano una contrarietà diffusa tra i miei cittadini». «Per due mesi ci siamo concentrati nell’informare gli ilarionesi facendo il nostro massimo», confessa il sindaco di San Giovanni, «ora si volta pagina. Ciò che è successo non è motivo per tirare i remi in barca ma semmai per remare più forte», sostiene Marcazzan, «bisogna che iniziamo a collaborare, efficientare, migliorare le macchine amministrative e parlo al plurale, perché si deve fare in collaborazione con i vicini, in primis con il sindaco Edoardo Pallaro di Montecchia di Crosara e con il sindaco Edo Dalla Verde di Vestenanova, ma non escludo di collaborare pure con Roncà e Monteforte d’Alpone». «Non tutto il male vien per nuocere, dice un proverbio: facciamo quindi tesoro di questo lavoro di approfondimento e condivisione di idee molto distanti tra loro, che però ci hanno dato l’occasione per ribadire concetti positivi di appartenenza al proprio campanile», dice sempre Marcazzan, «inteso soprattutto come consapevolezza della propria identità, che non può prescindere dalle nostre radici, origini, storia e cultura». «Da qui ora si riparte», conclude Marcazzan, «non ci sono né sconfitti né vincitori in questo referendum. Ci sono opinioni diverse che si devono rispettare a vicenda: poi la democrazia dà in mano le chiavi e quella responsabilità che sentiamo forte sulle nostre spalle. Di ciò siamo infinitamente orgogliosi». TURRI Ma il fatto di aver sfiorato un sogno e non averlo raggiunto non va invece tanto giù al sindaco di Roncà, Roberto Turri. «L’esito del voto a Roncà, dove hanno prevalso i sì, conferma che la fusione è possibile e che è possibile superare le paure che generalmente preoccupano i cittadini su questo tema», sostiene il sindaco Turri. «Voglio precisare che l’affluenza ai seggi a Roncà (popo oltre il 39%) è in linea con quella di altri Comuni chiamati allo stesso referendum», sottolinea, «non è anomalo il dato dell’affluenza a Roncà. Lo è semmai quello di San Giovanni Ilarione (69,76%), percentuale quest’ultima che generalmente si fatica a raggiungere anche nelle elezioni amministrative, più sentite dai cittadini». «A parte questo, il risultato di San Giovanni Ilarione, proprio per la portata dei no che ha raggiunto, non si discute, ci mancherebbe», avverte Turri, «i cittadini hanno mandato un messaggio chiarissimo». «Rimane in me il rammarico di non avere avuto modo di confrontarmi pubblicamente con il sindaco Marcazzan, ma evidentemente questa sua strategia ha pagato», è l’accusa che porta Turri al collega. «Marcazzan ha infatti potuto sostenere qualsiasi cosa», rivendica il sindaco di Roncà, «ad esempio l’indebitamento di Roncà più alto di quello di San Giovanni, la fuoriuscita dalla comunità montana, la perdita del bonus per le zone non metanizzate e via discorrendo, senza il bisogno di motivare, né giustificare quanto sosteneva». «In ogni caso, a questo punto, non serve recriminare ciò che è stato: faccio solo una considerazione», ammette Turri, «abbiamo perso una grande opportunità per il nostro territorio e per i nostri cittadini». «Se tornassi indietro, rifarei tutto allo stesso modo», giura comunque Turri, «sono sindaco oramai da nove anni, conosco bene le difficoltà in cui versano i Comuni, che peggiorano di anno in anno, e ho proposto ai miei concittadini quella che ritengo essere una soluzione a molti problemi, certo non a tutti. Soluzione che è stata sperimentata da altri Comuni in passato, i quali oggi confermano che la fusione funziona». «Ovvio che se fossimo andati a votare al referendum consultivo, prima delle elezioni amministrative che hanno portato alla vittoria del sindaco Marcazzan, sono convinto che l’epilogo della vicenda sarebbe stato certamente diverso», conclude Turri. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Zeno Martini
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