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11.01.2019

Perseguitava la sua vicina con richieste sessuali e oscenità

È una delle 70mila donne che ogni anno, in Italia, subiscono molestie, atti persecutori e stalking. È una di quelle che, diversamente da tante, ha trovato il coraggio di denunciare e di portare in tribunale il suo «aguzzino». È una delle ancora troppo poche che ha avuto la forza di rivolgersi alla giustizia nella speranza che «l’orco» la smetta, potendo lei riconquistare la serenità persa da tempo. H.R., quarantenne, marocchina di nascita ma residente a Roncà, per anni ha subito dal vicino di casa (veronese classe 1946) una violenza continua, costante, esasperante: la sua vita, è emerso nel corso delle indagini, era diventata un inferno tra la paura di essere in qualsiasi momento aggredita e le minacce verbali di morte oramai all’ordine del giorno. Più che una vita un inferno dal quale era praticamente impossibile salvarsi: parte offesa e imputato vivono infatti a pochi metri di distanza, all’interno della stessa corte nel piccolo paese della Val D’Alpone. Ieri il gup Livia Magri ha rinviato a giudizio U.R. per il 612 bis, il reato commesso da chi «con reiterata condotta, minaccia e molestia una persona in modo da cagionarle un perdurante stato di ansia e di paura tanto da farle temere per la propria incolumità, costringendola ad alterare le proprie abitudini di vita». Le imputazioni a carico del settantatreenne rendono l’idea della terribile condizione di sopraffazione subita costantemente da H.R. (difesa dall’avvocato Sabrina Felicioni). Quella di cui è accusato l’anziano, come descritto nel decreto del giudice, è una condotta fatta di molestie reiterate e gravi rivolte senza alcun freno alla donna: nessun momento di ravvedimento, anzi, attacchi continui, verbali e fisici, in un crescendo arrivato persino all’aggressione con pugni e strattoni. U.R. voleva per sè quella straniera molto più giovane di lui, le avrebbe offerto anche del denaro in cambio di prestazioni sessuali ma, non riuscendo nel suo intento, è scattata la molla del «tormento» con l’obiettivo di rovinarle la vita, convinto forse di non doverne mai rendere conto a nessuno. «Si avvicinava a H.R. ogni volta che ne aveva occasione quando lei era sola», è riportato nel capo di imputazione, «invitandola ad approcci sessuali in cambio di denaro; urinava davanti alla stessa; la offendeva con epiteti volgari, aggredendola con pugni e minacciandola di morte mimando addirittura il gesto di tagliarle la gola dicendole “ti uccido“». Di più: «Di fronte a lei si toccava le parti intime con atteggiamento provocatorio e sprezzante ogni volta che, fermo sulla porta di casa, la vedeva passare o sostare nel cortile». Un incubo, insomma, per la quarantenne marocchina che s’è ritrovata a convivere con l’ansia e la paura di finire, prima o poi, tra le mani del vecchio. Non usciva più di casa proprio per evitare di incontrarlo fino a quando, esasperata, è andata a denunciarlo. •

Camilla Ferro
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