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mercoledì, 21 novembre 2018

Nessuna traccia del coccodrillo Pescato solo un dattero di mare

Il fossile di dattero di mare rinvenuto durante gli scavi sul Monte Duello

Campagna amara... se non fosse per un dattero di mare. Erano partiti con grandi ambizioni gli undici che per una settimana si sono spaccati la schiena al cantiere di scavo paleontologico sul Monte Duello ma, alla fine, nessuna traccia del coccodrillo (del quale un anno fa venne rinvenuto un dente) né del Prototherium, il mastodontico sirenide: improprio però dire che la campagna di scavo 2018 (autorizzata dal ministero su richiesa del Comune di Roncà che da anni crede in questa iniziativa e la sostiene dal punto di vista economico) lascia l’amaro in bocca, e questo grazie al ritrovamento del fossile di un dattero di mare. Undici tra specialisti di esperienza, studenti universitari ed esperti si sono avvicendati, sotto la direzione scientifica di Roberto Zorzin (geologo e conservatore al museo civico di Storia naturale di Verona) nella rovente settimana sul Monte Duello, in località Prandi, sul crinale tra Montecchia di Crosara e Roncà: tra loro alcuni volontari dell’Associazione Val Nera ma anche Viviana Frisone (conservatore al museo di Montecchio Maggiore), Bernardetta Pallozzi (museo di Valdagno), Nereo Preto (università di Padova), Cesare Andrea Papazzoni e Beatrice Fornaciari (università di Modena-Reggio Emilia) e Guido Roghi (Cnr- dipartimento di geoscienze dell’università di Padova). Quest’ultimo agli scavi si è presentato portando con sè copie degli antichi documenti e degli appunti di Achille De Zigno, il paleontologo che nel 1875 descrisse il grande sirenide trovato sul Monte Duello. L’obiettivo era chiaro, e cioè cercare di individuare il punto esatto in cui venne rinvenuto il Prototherium. «Ci abbiamo provato», spiega Zorzin, «ma nei decenni l’ambiente è stato molto modificato e risulta davvero un’ impresa localizzare esattamente il sito del ritrovamento». Agli scavi ha fatto capolino anche un ricercatore francese, con esperienza al museo di Bruxelles, che giunto in visita al museo di Roncà e appreso che si stava svolgendo la campagna di scavo, ha chiesto infatti di essere accompagnato sul Monte Duello. Al cantiere, nella giornata aperta al pubblico, è approdata invece una coppia di veronesi di Parona che dopo la visita al museo e ha poi raggiunto località Prandi per vedere gli esperti al lavoro. «È vero, un po’ di delusione c’è», riconosce Zorzin, «ma sebbene non siano stati trovati pezzi clamorosi, e non sia emersa traccia nemmeno di spiculite (le spugne, ndr) quel che abbiamo trovato fornisce comunque informazioni aggiuntive alla conoscenza stratigrafica dell’Orizzonte di Roncà». Il reperto probabilmente più curioso per i non addetti ai lavori è il fossile di un dattero di mare, ma c’è anche un Dentalium, una lunga conchiglia tubolare che vive nei fondali sabbiosi. «Li troviamo qui per la prima volta, ne trovammo alcuni in località Grumolo sebbene di dimensioni molto più ridotte», spiega Zorzin. Nella lista dei reperti c’è l’aculeo di un grande riccio di mare, moltissimi bivalvi, alcuni di grandi dimensioni, mitili, gasteropodi che arricchiranno la collezione del museo roncadese. •