CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

25.01.2018

Nel lager per sette mesi Trivellin parla ai ragazzi

Ennio Trivellin durante un recente incontro con gli studenti di una media della città
Ennio Trivellin durante un recente incontro con gli studenti di una media della città

Paola Dalli Cani La memoria di 215 giorni privato della libertà e ostaggio di un sistema concepito per eliminare chi proprio la libertà voleva difendere: da questa prospettiva, stamattina alla scuola media Mario Marcazzan di San Giovanni Ilarione, Ennio Trivellin racconterà la propria vicenda di deportazione a un centinaio di ragazzi. Lo ascolteranno gli alunni delle quinte elementari delle sedi ilarionese e di Vestena dell’Istituto comprensivo diretto da Ugo Carnevali, che ha dato via libera alla proposta di Matteo Scalzotto (docente e referente per i rapporti scuola - territorio) di dar significato al Giorno della Memoria con le parole di un testimone diretto. Trivellin, che il 23 aprile festeggerà 90 anni, ne aveva 16 nell’ottobre del 1944 quando, studente del Galileo Ferraris di Verona, venne arrestato perché staffetta della brigata partigiana Carlo Montanari. Dopo la cattura, condividendo il destino dei compagni di scuola Eliseo Cobel e Francesco Chesta, venne deportato prima nel lager di Mauthausen e poi al sottocampo di Gusen. Era lì, nel piazzale dell’appello, il pomeriggio del 5 maggio 1945 quando un avamposto di soldati americani entrò in quel campo di concentramento del quale nemmeno conosceva l’esistenza: partiti per Mauthausen, i militari si erano fermati alla vista delle alte mura e del filo spinato. Trivellin era lì stranito, un fantasma pelle e ossa, annientata ogni parvenza di essere umano, con la consapevolezza che gli amici Eliseo e Francesco, invece, non c’erano più. Tra arresto e liberazione passarono 215 giorni, 270 prima che potesse rientrare a casa: i 17 anni li compì lì, al campo, ma della leggerezza dell’adolescenza non era rimasto più nulla. «Questo capitolo di storia contemporanea per i ragazzi è quasi sempre una sezione di un libro scolastico, un film, un documentario: si vive tutto con un certo distacco. Abbiamo creduto che nulla possa eguagliare la forza del racconto vivo di chi ha visto con i propri occhi e vissuto sulla propria pelle», dice Scalzotto per spiegare l’invito, abbozzato dalla collega Anna Bevilacqua qualche mese fa a Montecchia alla fine della testimonianza che Trivellin portò alla presentazione di Come passeri sperduti, sua biografia. Trivellin, che vive a Codroipo, dopo la scuola Marcazzan proseguirà il tour per il Giorno della Memoria e sarà sabato in una scuola di Legnago. •

Paola Dalli Cani
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1