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19.12.2017

Marcazzan risponde a Turri: «Sì al confronto ma solo il 19 gennaio»

Luciano Marcazzan, sindaco di San Giovanni Ilarione
Luciano Marcazzan, sindaco di San Giovanni Ilarione

Referendum sulla fusione, il sindaco Marcazzan rilancia: «Il collega Turri chiede un confronto e suggerisce il periodo? Io dico va bene, ma solo a Roncà e nella serata del 19 gennaio. E a proposito di risposte attese, aspetto di sapere se farà dietrofront qualora la maggioranza degli ilarionesi il 21 gennaio dovesse dire no seppure a fronte di un sì di Roncà». Luciano Marcazzan si ripropone un Natale tranquillo per se stesso e i suoi cittadini che il 21 gennaio dovranno dire sì oppure no alla fusione amministrativa con Roncà, «gli incontri li ho già programmati volutamente dopo le feste, ma una risposta al sindaco di Roncà andava data ed è questa. A me sembra che il sì e il no siano disponibili per la popolazione di San Giovanni Ilarione, mentre a Roncà l’informazione sia solo a senso unico e per il sì. E dunque dico va bene il confronto, ma solo lì e solo due giorni prima del referendum, così da essere una vera opportunità per i cittadini». Marcazzan ha portato la voce del no anche al referendum per la naufragata fusione tra Belfiore e Caldiero: «Vado a Roncà se qualcuno mi invita, diversamente, per rispetto istituzionale, non andrò a fare alcuna ingerenza». Non anticipa molto sulle ragioni che porterà a sostegno del no - alcune del resto le ha messe in fila su un fittissimo volantino approdato in tutte le case - «dico solo che sto studiando perché nessuno ha mai approfondito le criticità e in tanti, compresa la Regione, continuano a parlare di cose superate da norme più recenti». E torna alla questione della perdita della classificazione di comune montano che San Giovanni Ilarione subirebbe se passasse la fusione: «La classificazione si fa sulla superficie del Comune, che di fatto aumenterebbe. Questo si tradurrebbe in perdita di agevolazioni e misure a sostegno delle zone montane, ad esempio per i primi insediamenti di giovani agricoltori con altra seconda attività. Poi c’è la semplificazione, riconosciuta oggi fino a settemila euro di fatturato per le attività di collina, fino a 2.500 per quelle di pianura. Senza contare la burocrazia e le misure contabili: su questo ho sentito un consulente». Marcazzan ci dedica due giorni la settimana a far le pulci alla fusione: perché? «Per la passione che ho per il mio paese e perché, se dico qualcosa, ho l’abitudine di farla. Quello che si sta discutendo è un passaggio epocale che inciderà sulla vita delle persone, merita tutta l’attenzione che posso dedicare, non si può semplificare tutto minimizzando o ignorando i problemi che, inevitabilmente, porterà con sé». P.D.C.

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