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29.12.2017

Libro safari con animali vissuti milioni di anni fa

Una sala del museo dei fossili a Vestenanova FOTO AMATOCesare Papazzoni, Guido Roghi, Roberto Zorzin, Luca Giusberti, Jacopo Amalfitano e Beatrice Fornaciari
Una sala del museo dei fossili a Vestenanova FOTO AMATOCesare Papazzoni, Guido Roghi, Roberto Zorzin, Luca Giusberti, Jacopo Amalfitano e Beatrice Fornaciari

Paola Dalli Cani La Val d’Alpone si presenta all’Unesco con tre musei e dieci giacimenti fossiliferi: sono quelli censiti, assieme a tutti quelli del veronese, in Vertebrati fossili, marini e terrestri del Veronese, la nuova fatica editoriale di Roberto Zorzin, geologo e conservatore al Museo civico di Storia naturale di Verona. Il libro arriva a ridosso dell’invio di dossier e domanda di candidatura alla Commissione nazionale italiana Unesco. Zorzin è volto conosciutissimo in Val d’Alpone, perché se da un lato Bolca e la Pesciara sono diventati la sua seconda casa, dall’altro fa capolino spesso tanto a San Giovanni Ilarione quanto a Roncà, siti paleontologici noti e frequentati. Non è un caso, dunque, che Zorzin e gli altri studiosi che hanno concorso alla stesura del libro edito da Cierre edizioni, abbia scelto proprio il museo di Bolca per presentarlo. Mai come di questi tempi, infatti, proprio per via della candidatura Unesco di Val d’Alpone-Faune, flore e rocce dell’Eocene, per i fossili si registra un notevole e crescente interesse. Zorzin, in quasi duecento pagine, presenta al grande pubblico lo zoo veronese di decine e decine di milioni di anni fa e lo fa assieme ad un manipolo di studiosi (Jacopo Amalfitano, Marzia Breda, Giorgio Carnevale, Beatrice Fornaciari, Luca Giusberti, Cesare Andrea Papazzoni, Guido Roghi) e con lo zampino di Alexander Bannikov (Accademia delle Scienze di Mosca) si è occupato di uno delle prefazioni. Nasce così questa agevole panoramica sui vertebrati fossili di mare e di terra rinvenuti nel veronese ma anche le nuovissime informazioni che lo studio degli ultimi reperti rinvenuti hanno portato con sé. È un lavoro scientifico scritto con intento divulgativo ma anche per sottolineare come il patrimonio geologico-paleontologico rappresenti «un formidabile laboratorio di educazione ambientale ed un nuovo e attraente circuito turistico». Ecco perché questo libro, corredato da quasi 160 fotografie e dalle schede di 50 vertebrati fossili, assomiglia tanto ad una sorta di «safari» cartaceo tra le specie che abitavano l’ambiente veronese e sono rimasti intrappolati nella roccia. Correda il volume una carta che evidenzia sia i 79 giacimenti fossili del veronese (dal Garda al Baldo, dalla Valpolicella, dalla Valpantena dalla Lessinia alla Val d’Alpone con incursioni a Borgo Venezia o sulle Torricelle in città) che i 12 musei della provincia: un quarto, come detto, sono in Val d’Alpone, comprensorio che ha svelato reperti risalenti all’Eocene (circa 50 milioni di anni fa) di cinque comuni che la candidatura Unesco vorrebbe proporre come comprensorio unico ed unito. «I fossili», spiega Zorzin, «sono le testimonianze dell’evoluzione e come tali ci permettono di conoscere il passato, il presente e immaginare possibili sviluppi futuri». In questo contesto, secondo Bannikov, «gli aspetti paleoclimatici, paleoecologici, paleobiogeografici e filogenetici delle faune eoceniche della Val d’Alpone, rivestono una grande importanza per la ricostruzione delle caratteristiche paleogeografiche della Tetide». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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