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03.04.2017

La Val d’Alpone
candidata Unesco
Doppio cantiere

La presentazione dell’Ats Val d'Alpone-Faune, flore e rocce del Cenozoico FOTOSERVIZIO AMATOAmministratori dei Comuni della Val d’Alpone
La presentazione dell’Ats Val d'Alpone-Faune, flore e rocce del Cenozoico FOTOSERVIZIO AMATOAmministratori dei Comuni della Val d’Alpone

Candidatura Unesco per la Val d’Alpone: si inizia a costruire, assieme al territorio, la rappresentazione dell’eccezionale valore dell’area. Andranno messe in luce e condivise le condizioni di autenticità del comprensorio, il sistema di protezione e il sistema di gestione «che poggia sulle gambe del territorio con l’obiettivo che questo patrimonio diventi patrimonio di tutti»: su queste coordinate, sintetizzate da Domenico Zugliani, responsabile dell’ufficio Unesco del Comune di Verona, inizierà ora il lavoro dell’Ats (associazione temporanea di scopo) Val d’Alpone-Faune, flore e rocce del Cenozoico.

Nel presentarsi sabato al museo dei fossili di Bolca, l’Ats costituita il 2 febbraio tra 18 partner (otto dei quali amministrazioni locali) per formalizzare la proposta di candidatura, ha tracciato quella che sarà la fase operativa che si apre ora: «Siamo all’inizio di un percorso lungo e difficile, frutto di un lavoro progressivo durato vent’ anni, e che avrà bisogno di sostegno economico», ha esordito Giamberto Bochese (presidente dell’Ats). I primi a dare l’esempio sono stati il Pastificio Rana e la Cassa rurale di Vestenanova che hanno sostenuto l’appuntamento di debutto dell’Ats. La stessa importanza la riveste l’impegno a «far conoscere la nostra unicità», ha ricordato Diego Lonardoni (direttore del Parco naturale regionale della Lessinia), ed è proprio verso la costruzione di un sentire condiviso col territorio che si orienterà ora la prima e più importante fase del lavoro.

«Il progetto», ha sottolineato Fabio Saggioro (università di Verona), «significa assunzione di responsabilità e costruzione della consapevolezza del territorio del proprio valore» perché, come ha evidenziato Zugliani, «non è l’Unesco che sceglie ma le comunità che se ne fanno carico. È proprio questo ad attribuire il valore internazionale ad un’area».

Saggioro ha tracciato le linee di azione sulle quali iniziare a lavorare: cartografia digitalizzata dell’area, mappatura delle evidenze e perimetrazione georeferenziata, mappatura delle risorse culturali e naturalistiche, elaborazione del sistema di comunicazione, analisi di criticità e potenzialità, progettazione e strutturazione del sistema territoriale di gestione a partire dai sistemi di accesso alle risorse culturali e alle reti connesse e poi la parte di costruzione della consapevolezza attraverso l’analisi della percezione del progetto e la promozione, «perché è il territorio il primo a dover essere consapevole del proprio valore», progettazione e valutazioni delle ricadute economiche. Le carte in regola il comprensorio le ha tutte: «Importanza geologica per l’Eocene, biodiversità degli ecosistemi e tra le specie, importanza storica dei giacimenti, delle rocce vulcaniche, delle attività estrattive», ha detto Roberto Zorzin (conservatore al Museo civico di Storia naturale di Verona) facendo riferimento ai dieci giacimenti (tra lapidei e minerali) dell’ area, sei siti vulcanici, sei miniere (la lignite e le terre colorate) e, soprattutto, i sette siti paleontologici. Poi c’è tutto il resto in cui questo «cuore» si colloca, cioè le testimonianze storiche e architettoniche tra età romanica e Medioevo. Il cuore pulsa a Bolca, «il giacimento più importante al mondo studiato già dal 1500», ha detto con orgoglio Edo Dalla Verde, sindaco di Vestenanova (in municipio c’è la sede legale dell’Ats). Centomila reperti distribuiti nei musei del mondo, 4.159 quelli emersi con gli scavi tra 1999 e 2015, 220 specie censite nel 2014: buona parte del merito va alla famiglia Cerato, «che ha segnato la storia di Bolca negli ultimi due secoli», ha detto Dalla Verde ringraziandola pubblicamente. Sono stati loro, probabilmente, a porre le basi di quell’asset «quantità, qualità e stato di conservazione dei fossili» che è il punto di forza su cui costruire un futuro da sito Unesco, aspirazione che anche la natura, vestendo la valle con l’esplosione dei ciliegi in fiore, sabato ha contribuito a rafforzare anche in chi poco la conosceva.

Paola Dalli Cani
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