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21.11.2017

La fusione scalda
la politica locale
Sindaci distanti

Luciano Marcazzan
Luciano Marcazzan

Incontri per il sì alla fusione tra Roncà e San Giovanni Ilarione in vista del referendum del 21 gennaio, ma il sindaco ilarionese diserta: «Reputo corretto informare prima la cittadinanza sulle ragioni del mio no». Con queste parole Luciano Marcazzan ha risposto alla comunicazione con cui il collega roncadese Roberto Turri lo invitava a intervenire a due incontri pubblici, da quest’ultimo promossi, dedicati alla fusione. Il primo di questi incontri è in programma stasera alle 20.30 proprio a San Giovanni Ilarione nel teatro parrocchiale. In questo e nel prossimo, Turri farà intervenire due sindaci non veronesi che dalla fusione dei propri municipi sono già passati.

Questa sera a San Giovanni Ilarione si potrà ascoltare l’esperienza di Roberto Padrin, sindaco di Longarone: giovedì, in occasione dell ’incontro che sarà invece ospitato alle 20.30 al teatro parrocchiale di Roncà, porterà la propria esperienza Maurizio Filipponi, sindaco di Val Liona.

Marcazzan ha scritto il suo no, dicendo di ritenere comunque «utile e legittimo quanto organizzato per il sì alla fusione». Il sindaco ilarionese spiega: «Voglio così ribadire una posizione sostenuta sia in qualità di consigliere di minoranza in occasione della discussione delle delibere di avvio del processo di fusione, sia in campagna elettorale per le amministrative 2017. In coerenza con questa mia posizione, organizzerò una campagna informativa per i miei cittadini a sostegno di quanto presente nel nostro programma elettorale».

Dalla sua Marcazzan ha anche l’esito del confronto sul tema con i rappresentanti delle associazioni e con le categorie del paese: «C’erano i rappresentanti di 18 realtà ilarionesi, per la prima volta convocate su questo tema. Abbiamo affrontato la questione e ho colto lo stupore per il fatto che la Regione ha scelto di andare avanti comunque pur conoscendo la posizione di San Giovanni». «Quel che ha unito tutti», spiega Marcazzan, «è l’idea che le risorse non dovrebbero essere la ragione della fusione ma la conseguenza di un processo che mette al primo posto un percorso di condivisione che, in questo caso, non è mai stato fatto».

E per essere ancora più chiaro Marcazzan tira fuori una mappa catastale e una foto aerea che dimostra cosa effettivamente unisca le due realtà: 104 metri in pieno bosco.

Dal canto suo, Turri va avanti per la sua strada e ribadendo che si tratta di far sintesi di due municipi e non di due paesi, tiene alta la bandiera della fusione: «Dire sì per sbloccare gli investimenti sul territorio, mantenere e rafforzare i servizi, ridurre le tasse comunali, progettare lo sviluppo locale, valorizzare il personale pubblico e usufruire di incentivi statali regionali». «Dire no a tutto questo», incalza, «significa solo fare un dispetto alla popolazione alla quale, oggi, i singoli Comuni non sono in grado di erogare i servizi necessari, visto che siamo in condizione di garantire a malapena l’ordinario. È una opportunità straordinaria».

«Quanto al forfait del collega di San Giovanni Ilarione», conclude Turri, «mi dispiace perché proprio mettendosi a confronto avrebbe potuto far valere le sue ragioni per il no ma anche interrogare chi sta già sperimentando la fusione e, oltre tutto, non è un sindaco leghista».

Paola Dalli Cani
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