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17.01.2019

Il terreno diventato edificabile «Processate sindaco e parenti»

Il pm Paolo Sachar
Il pm Paolo Sachar

Il sindaco non doveva partecipare al voto sul fondo ora diventato di proprietà della moglie dopo la firma dal notaio, avvenuta il 31 gennaio 2017. Quel fondo fino a quel giorno apparteneva ai cognati. Quel terreno ricadeva in un’area che era inedificabile, riporta la richiesta di invio a giudizio, firmata dal pm Paolo Sachar. E, per l’accusa, Gabriele Marini aveva un conflitto d’interessi non di poco conto: era il primo cittadino che stava votando per cambiare la destinazione di un fondo di proprietà dei cognati, facendolo diventare edificabile. Una scelta non proprio in linea con la legge, sostiene ancora la procura. La variante votata in Consiglio «ricadeva in una zona di laminazione delle acque di esondazione e, quindi, in area di inedificabilità assoluta», riporta il capo d’imputazione. La procura ha tradotto questa condotta del sindaco Gabriele Marini in abuso d’ufficio. Con lui sono finiti nei guai anche la moglie e i due cognati che dovranno rispondere come il sindaco di abuso d’ufficio. Nell’ufficio del gup, è stato convocato anche il trevigiano Giuseppe Dalla Torre, 68 anni, in qualità di urbanista e redattore del piano degli interventi, finito nel mirino della procura dopo gli accertamenti svolti dai carabinieri. Negli scorsi giorni, il pm Paolo Sachar ha chiesto il processo per tutti e cinque gli indagati. La sua istanza sarà discussa davanti al giudice dell’udienza preliminare nei primi giorni di giugno. Solo allora si conosceranno le decisione dei difensori che potrebbero chiedere riti alternativi in subordine all’assoluzione dei loro assistiti. In caso anche di mancato proscioglimento dei cinque imputati, quindi, il gup potrebbe anche rinviare a giudizio tutti gli imputati per un processo che con ogni probabilità inizierà il prossimo anno. I cinque devono rispondere anche di falso in atto pubblico. In pratica, il sindaco, la moglie, i cognati e l’urbanista avrebbero indotto in errore il dirigente del Comune che rilasciò il permesso di costruire sul fondo dei cognati il 4 settembre 2017. Questo «certificato», però, era stato sottoscritto «sull’erroneo presupposto dell’edificabilità del terreno», riporta l’accusa. L’udienza dei giugno si presenta già oggi piuttosto agguerrita. La difesa del sindaco, rappresentata dall’avvocato Giulia Tebaldi, ritiene di aver parecchie frecce da lanciare durante la discussione. All’epoca, il primo cittadino non sapeva che in quella variante approvata dal Consiglio comunale il 25 luglio 2014, era inserita anche l’area, posta poi sotto sequestro dal tribunale e, all’epoca, di proprietà dei due cognati. Per il difensore, inoltre, i provvedimenti di carattere generale come i piani urbanistici non rientrano nei casi in cui il consigliere comunale si deve astenere. Resta sullo sfondo un piccolo giallo in tutta questa vicenda. L’urbanista della variante al Piano degli interventi non ha mai saputo dire come mai ha trasformato la destinazione dell’area di proprietà dei cognati del sindaco. Ha sempre detto che non si ricordava chi gli aveva consegnato il foglio con l’indicazione della variante della casa di via Santa Croce a Monteforte facendola diventare da inedificabile a edificabile. Questo nodo forse sarà sciolto già nell’udienza di giugno. •

G.CH.
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