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11.11.2017

Il patto Cerato Baja
che consentì gli scavi
alla famosa Pesciara

Massimo Cerato
Massimo Cerato

Pur non avendo mai conosciuto di persona il conte Baja, come lo chiama Massimo Cerato, figlio di Massimiliano, fin dall’infanzia ne aveva sentito tanto parlare. Fu un personaggio che diede alla sua famiglia l’opportunità di proseguire gli scavi e le ricerche in Pesciara in un’epoca (anni ’50 e ’60) in cui era estremamente difficile «campare di fossili», ambito di interesse quasi esclusivo della comunità scientifica o nobiliare, che amava il collezionismo.

«Il conte non era un semplice collezionista, aveva una passione e una sete di conoscenza che andava ben oltre». Ricorda Massimo Cerato, che ha fatto tesoro delle narrazioni di suo padre: «Fu il direttore del Museo di Verona, all’epoca Francesco Zorzi, a presentare a mio padre il conte Baja con il quale strinse un importante accordo».

Il mecenate veronese avrebbe finanziato gli scavi dei Cerato acquistando i fossili che, una volta goduti, sarebbero stati donati al Museo di Verona. E così avvenne. Fu una pietra miliare, per la famiglia Cerato, quell’accordo stipulato negli anni ’50. E la buona sorte volle che in quel periodo Massimiliano Cerato trovasse anche il più bel fossile della Pesciara: «Era la primavera del 1955 quando mio padre, da un blocco di calcare di tre strati, aprì la pagina che conteneva un bellissimo esemplare di Ceratoichthys, perfetto in tutte le sue forme». Solamente un anno prima (1954) Jacques Blot, illustre paleontologo parigino che fece la tesi di dottorato sui pesci fossili di Bolca e ne divenne uno dei massimi esperti mondiali, per premiare l’opera di escavazione dei Pescatori del tempo di Bolca, di fronte a uno stupendo esemplare di pesce, trovato nel 1818 dagli avi di Massimiliano e appartenente a una nuova specie, lo volle chiamare Ceratoichthys, in onore dei Cerato. Il Ceratoichthys pinnatiformis, trovato 62 anni fa, è il pezzo forte della collezione Baja: ora è la star del calendario sul quale campeggia in impronta e controimpronta. Un pesce spettacolare, di epoca preistorica, dalle lunghe pinne pettorali affusolate, esposto nel museo di storia naturale in riva all’Adige.M.G.

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