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09.08.2018

Adelphi più veri degli originali Ciresola si supera

Ritratto di un bambino come copertina di «Pollicino» di Adelphi
Ritratto di un bambino come copertina di «Pollicino» di Adelphi

Paola Dalli Cani Inventate, dipinte a mano, dettaglio dopo dettaglio, così verosimili da far scattare per molti la corsa in libreria a cercare quel libro con quella specifica copertina: è l’«imbroglio artistico» firmato Andrea Ciresola, artista di Monteforte d’Alpone che ha replicato così, nell’editoria, l’effetto delle sue gigantesche caramelle Caffarel, opere in concorso al The global arts award di Dubai. Tutto è nato dalla richiesta di una montefortiana che voleva un ritratto di lei da bambina: «Sono stato lasciato libero nell’opera e mi sono doppiamente sfidato: volevo mettere insieme ritrattistica, iperrealismo e letteratura. Sono nate così le sei copertine Adelphi che nessuno troverà mai in libreria!». Ciresola ci scherza, ma il risultato del suo lavoro (un centinaio di ore per ognuno e le ultime venti ore passate con la lente di ingrandimento in mano e un pennello che somiglia a un bisturi) ha fatto correre più di qualcuno in libreria. «Il volto da bambina di Gabriella Martinelli, amica di Costalunga, è diventato la copertina di Cappuccetto Rosso e ha fatto faville», racconta, «come quella di Benedetta, Annalisa e Leonardo, tre fratellini di Monteforte finiti sulla copertina de I tre moschettieri. Titoli mai editi da Adelphi, copertine quindi mai esistite, ma questo gioco ha coinvolto un sacco di gente». Sono tutti lavori su commissione in mostra per la prima volta a Villa Rescalli Villoresi (Busto Garolfo) nelle giornate del Fondo ambiente italiano e che ora sono alle pareti di case dei proprietari. Hanno voluto così i componenti della celebre famiglia lombarda che con Ciresola, al quale hanno affidato il compito di illustrare le fiabe di Emilia Villoresi e il romanzo «Tredici sogni per un Villoresi», di Carlo Colombo, hanno un sodalizio datato. A colpire sono la curiosità, innanzi tutto, poi l’aspetto tecnico. «Sono sempre stato fissato con la lentezza, il dettaglio, la manualità e questa idea mi ha permesso di inserire la ritrattistica nell’iperrealismo. Sono partito da un oggetto del nostro quotidiano, da un libro, e con i soli pennelli ho ricreato millimetro per millimetro il digitale, lo stampato, il meccanico», spiega Ciresola. Se l’occhio comune si ferma sul ritratto, quello dell’artista si concentra su una grafica che sembra stampa. È la stessa cosa che succede davanti ai suoi pluripremiati quadri iperrealistici: «La Caffarel mi ha scritto dopo aver visto i quadri dedicati alle caramelle e alle gelatine», dice, scoppiando a ridere, «ma io di questo stupore mi sorprendo un po’ perché i “quadri” li trovo a casa, o a 50 metri da casa: basta un qualsiasi scorcio del quotidiano ad ispirare un’opera». Basta anche solo stare davanti alla tv, e cogliere un istante di un servizio al telegiornale e scatta la molla: allora. l’istante del tg (quello con la mantellina di papa Francesco agitata dal vento o quello in cui l’ex presidente Obama gioca a pallone) viene catturato, quasi fotograficamente, sulla tela dove, ancora una volta, la sfida vera è la riproduzione perfetta dei caratteri digitali delle parole. «Contrasti e opposti che si attraggono e convivono, il super veloce e l’incredibilmente lento», dice Ciresola che esibisce con soddisfazione quel libro, scritto a mano riproducendo la stampa, dal «non editore Andrea Ciresola», e pure rilegato a mano, con filo di refe. La lentezza Ciresola l’ha imparata nel suo lavoro di restauratore di opere d’arte, trovando un grande equilibrio tra la natura e l’opera dell’uomo. Commediografo e regista, poeta, scrittore, docente, pittore, restauratore: ci sono 15 pagine di curriculum e premi (oltre 1000 restauri all’attivo) su chi sia Ciresola, 57 anni, montefortiano d’adozione: ha scelto di vivere a Monteforte dopo esser nato, per caso, in città. •

Paola Dalli Cani
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