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28.01.2018

Quel giorno in cui i fascisti infieriscono sulla sinagoga

Il ricordo della comunità ebraica a Soave resta nella toponomastica
Il ricordo della comunità ebraica a Soave resta nella toponomastica

Quello di Elodia Levi Minzi fu, a ricordo di Piero Masnovo, l'unico episodio della cattura di un’ebrea a Soave. «A quell'epoca», racconta, «nel ghetto ebraico di Soave, che si trovava a ridosso delle mura merlate, nella parte finale di Contrada degli Ebrei, non c’erano più persone di origine né di fede giudaica. I fascisti, subito dopo la firma delle leggi razziali del novembre del 1938, abbatterono la sinagoga di Soave, dove gli ebrei si ritrovavano da secoli a pregare. Io ero un bambino piccolo, di due o tre anni, eppure rimane in me il ricordo nitido delle persone che abbattevano la sinagoga». Uno dei luoghi simbolo dell’antico ghetto ebraico soavese, dove fin dal Cinquecento risulta esistere un Monte di Pietà di proprietà di bancari ebrei di Soave. Dunque una storia secolare che lega Soave al popolo ebraico, di cui oggi rimane solo il toponimo della via, dove un tempo si trovava il ghetto. Z.M.

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